Message in a bottle

Message in a bottle

20/12/07

Io desidero soltanto Te

Io desidero te, soltanto te
il mio cuore lo ripeta senza fine.
Sono falsi e vuoti i desideri
che continuamente mi distolgono da te.
Come la notte nell'oscurità
cela il desiderio della luce,
così nella profondità
della mia incoscienza risuona questo grido:
"Io desidero te, soltanto te".
Come la tempesta cerca fine
nella pace, anche se lotta
contro la pace con tutta la sua furia,
così la mia ribellione
lotta contro il tuo amore eppure grida:
"Io desidero te, soltanto Te".

(R.Tagore)

Un caro augurio di Buon Natale a tutti i visitatori.

01/12/07

Faro dell'anima


Maria è come un faro che illumina le foschie dell'anima. Quando tutto è confuso occorre alzare lo sguardo verso la Stella che in modo misterioso illumina la strada.

14/11/07

Amare una persona è...

Amare una persona è...
averla senza possederla;
dare senza pensare di ricevere;
voler star spesso con lei,
ma senza essere mossi dal bisogno
di alleviare la propria solitudine;
temere di perderla,
ma senza essere gelosi;
aver bisogno di lei,
ma senza dipendere;
aiutarla, ma senza aspettarsi gratitudine;
esser legati a lei pur essendo liberi;
essere un tutt'uno con lei,
pur essendo se stessi.
Ma per riuscire in tutto ciò,
la prima cosa da fare è......
...accettarla così com'è,
senza pretendere che sia come si vorrebbe."

(Omar Flaworth)

La forza dell'amore

[6]Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
[7]Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.

(Cnt 8, 6-7)

06/11/07

Denken ist danken - Pensare è ringraziare

C'è un'aria tranquilla e serena in questo blog, eh? Forse proprio perchè non è molto frequentato!

Una breve riflessione che è il seguito del post precedente e del brevissimo commento dell'amica TN. C'è questa frase di Heidegger "denken ist danken" che riletta in chiave cristiana mi suona davvero bene. Lui ha detto che la nostra società è caratterizzata da una manipolazione dell'essere. Il comprendere è più equiparabile all'afferrare, all'impadronirsi, e quante volte abbiamo la pretesa di capire qualcuno e nessuno ci toglie dalla testa che l'abbiamo fatto?
In realtà la sua riflessione tra essere e linguaggio si basa sul rigraziamento: proprio perchè l'essere ci precede ed è la condizione che ci permette di essere segni (che vanno interpretati) va da sé che il pensiero debba essere proprio di ringraziamento verso l'essere.
E se al posto dell'essere ci mettessimo Dio?
Ciò richiederebbe un'altra riflessione ma sarebbe bello se il nostro pensiero diventasse sussurro di ringraziamento a Colui che fa abitare il Suo Spirito in noi...

27/10/07

Scorgere la presenza dell'Assoluto

Nei ritmi frenetici delle nostre giornate è spesso difficile, difficilissimo scorgere la presenza di Dio. Tutto è abitudine. E nel tran tran Dio dov'è?
La vita non sempre è spiegabile: eventi, incontri, dispiaceri, gioie... tutto si alterna come la notte ed il giorno.
Dio si incontra in due modi:
1) al di sopra di tutto la carità: smetti le tue occupazioni quotidiane, rinuncia alla possibilità di guadagno e vedrai che quel guadagno Dio te lo restituirà con gli interessi. Fai qualcosa per la Chiesa, o visita un malato, o ascolta un amico depresso, o vai al funerale per consolare un amico ecc. Ti accorgerai in quel momento di aver oltrepassato un limite, come se fosse la barriera del suono;
2) nell'abitudine, scegliti un momento di silenzio e ascolta il sussurro di Dio dentro di te e rivedi la tua vita.

27/09/07

Preghiera dei vincenziani


Signore, fammi buon amico di tutti,
fa che la mia persona ispiri fiducia
a chi soffre e si lamenta.
A chi cerca luce lontano da Te,
a chi vorrebbe cominciare e non sa come,
a chi vorrebbe confidarsi e non se ne sente capace.

Signore aiutami,
perché non passi accanto a nessuno con il volto indifferente,
con il cuore chiuso,
con il passo affrettato.

Signore, aiutami ad accorgermi subito
di quelli che mi stanno accanto,
di quelli che sono preoccupati e disorientati,
di quelli che soffrono senza mostrarlo,
di quelli che si sentono isolati senza volerlo.

Signore, dammi una sensibilità
che sappia andare incontro ai cuori.

Signore, liberami dall’egoismo,
perché ti possa servire,
perché ti possa amare,
perché ti possa ascoltare,
in ogni fratello che mi fai incontrare.

SAN VINCENZO DE PAOLI

17/09/07

Vivere nell'amore

“Cammina. Conta le stelle. Sogna ad occhi aperti. Leggiti un buon libro. Chiediti perché delle cose. Ridi di te stesso davanti allo specchio. Sorridi a tutti. Accetta un complimento. Canta mentre fai una doccia. Ringrazia Dio per il sole. Lasciati illuminare dalla sua Parola. Dai una rinfrescatina al tuo cuore. Ascolta ciò che dica. Saluta il tuo vicino di casa. Abolisci la parola “rancore”. Dai un consiglio ad un amico. Fai sentire “benvenuto” chi ti è antipatico. Convinciti che non sei solo. Fai un favore con generosità. Per oggi non ti preoccupare. Permettiti di sbagliare. Pratica il coraggio delle piccole cose. Prendi posizione di fronte al male. Esponi la tua anima alla luce della Parola. Vivi tutto in compagnia di Dio. Che il sole brilli nella tua casa e vi porti luce e calore. Che il volto dia sereno e in pace e un sorriso brilli sempre sul tuo volto. Il Signore sia un raggio di sole quando le difficoltà e la fatica oscureranno la meta. Riscaldi il tuo cuore rendendolo forte e generoso. Ti spezzi il pane della festa e il vino della gioia, perché tu possa acquistare l’energia più potente del mondo: l’amore. Allora tu diventerai un piccolo sole per altri, sarai un cuore che regala amore, rendendo felice qualcuno”

(L. Guglielmoni – F. Negri).

Il mendicante ed il re

Ero passato mendicando di porta in porta sulla strada del villaggio quando la tua carrozza d’oro apparve di lontano simile ad uno splendido sogno e io ammiravo la tua bellezza, o Re dei Re. Le mie speranze si esaltarono e pensai: "I giorni cattivi sono finiti." E già mi tenevo pronto nell’attesa di elemosine spontanee e di ricchezze sparpagliate ovunque nella polvere. La carrozza si fermò lì dove ero io. Il tuo sguardo cadde su di me mentre scendevi sorridendo. Capii che la fortuna della mia vita era finalmente arrivata. Subito stendesti la destra e mi dicesti: "Che hai da darmi?" Ma che gioco irreale stavi facendo tu, Re, nel tendere la mano ad un mendicante come me, per chiedere l’elemosina! Ero confuso e rimasi perplesso; poi tolsi dalla mia bisaccia un piccolo chicco di grano e te lo diedi. Ma quanto fu grande la mia sorpresa, quando alla fine del giorno trovai un piccolo grano d’oro tra i grani che mi ero tenuto stretto per poter mangiare!Piansi amaramente e pensai: "Perché non ebbi il coraggio di dare tutto!"

R. Tagore

Non è peccato (Syria)

(commento di Pino Fanelli da “Se Vuoi” )

"Non è peccato" è' il sesto album di Syria e contiene 12 brani inediti scritti appositamente per lei da diversi artisti e autori, come Jovanotti, Tiziano Ferro, Mario Venuti, Le Vibrazioni e Giorgia.
“Non è peccato” è anche il pezzo leader dell’album, firmato per Syria da Mario Venuti.


Cadono vecchi tabù
come frutta oramai matura,
tempi duri davvero
per chi vuole dare scandalo,
nessuno si stupisce
se un uomo ama un altro uomo,
se le ragazze cattoliche
non sono più vergini.
Non mi chiedo più se è peccato,
se è un bene o un male sai,
non sbaglia chi comunque va
e ogni giorno
è un’avventura bella
da ricominciare,
ognuno vive solo come sa,
questo non è peccato,
non è peccato….
Dicono che i migliori
non hanno convinzioni,
conoscono tutto
ma non credono a niente
così io convivrò
con le mie contraddizioni
e da quel leggero dolore
che dà i contorni alla nostra vita…
Non fraintendetemi
non dico che ogni cosa è lecita,
sono forze che non puoi fermare,
è l’esperienza
che può insegnare prudenza,
tutto va bene
se non fai del male a nessuno….


“cadono vecchi tabù…nessuno si stupisce se un uomo ama un altro uomo, se le ragazze cattoliche non sono più vergini”: la cultura contemporanea vive una profonda crisi di valori. Sicuramente la nostra passerà alla storia come “l’epoca del relativismo etico”, che ha le sue radici nella filosofia di autori come Max e Nietzsche, i quali hanno decretato la “morte di Dio” arrivando anche a negare ogni riferimento etico per la vita dell’individuo e della collettività. Ciò che conta, allora, è la libertà del soggetto che, svincolato da qualsiasi valore trascendente ed etico, decide da sé il suo destino. La religione, con le sue esigenze morali, è un tabù di cui liberarsi, un retaggio del passato che ostacola la libertà. La regola del “tutti lo fanno” è l’alibi che oggi giustifica l’agire di molti e in base al quale è giudicato “arretrato” chi crede ancora in valori come matrimonio, famiglia, verginità, legalità, trasparenza, rispetto per la vita….

“non mi chiedo più se è peccato, se è un bene o un male” : se mancano i riferimenti assoluti non si distingue più dove è il bene e dove è il male e si cade nel relativismo etico con la conseguente perdita del “senso del peccato”.
In realtà davanti a noi esistono sempre due strade e ogni giorno siamo chiamati a scegliere, sapendo dove ci conduce il bene e dove ci porta il male. La Bibbia ce ne dà una chiara indicazione : “io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male…scegli dunque la vita, perchè viva tu e la tua discendenza” (cf Dt 30,15.19). Il bene coincide con Dio e la sua legge, il male con tutto ciò che si oppone a Lui. Svincolandosi da Dio e da ogni riferimento morale, l’uomo di oggi si è infilato nel tunnel del “ non senso” e del vuoto esistenziale, da cui fatica ad uscire.
“non sbaglia chi comunque va e ogni giorno è un’avventura bella da ricominciare” : senza riferimenti si vive alla giornata, si “vivacchia”, si “rosicchia la vita” ma non la si vive in pienezza, nella sua bellezza e verità più profonda. Quando non si ha nessun valore e si vive ignorando Dio non ci si realizza pienamente e le nostre migliori energie (quelle interiori e spirituali) rimangono sepolte. Basta dare uno sguardo alla storia! Coloro che l’hanno cambiata in meglio sono stati proprio quegli uomini e donne che hanno fatto di Dio il centro della loro vita testimoniandolo con l’impegno e la solidarietà verso gli altri. Tutti coloro, che hanno escluso Dio dalla loro vita hanno fatto arretrare la storia, facendola cadere nella barbarie (vedi i totalitarismi del nostro secolo come il nazismo e il “comunismo reale” in molti Paese dell’Est…).

“Ognuno vive solo come sa, questo non è peccato” : se questo significa che “ognuno si costruisce da sé la sua morale”, che “ognuno è norma a se stesso” non possiamo certo condividerlo. Se invece il “come sa” indica che ognuno segue il criterio della propria coscienza è più accettabile. La coscienza, infatti, è il luogo più sacro, più profondo e nascosto dove è presente Dio, che “è più intimo a noi di noi stessi” (s.Agostino).

“Dicono che i migliori non hanno convinzioni, conoscono tutto ma non credono a niente”: è un’affermazione certo da non assolutizzare. Non tutti, fortunatamente, sono nichilisti. C’è ancora chi crede e dentro di sé ha delle profonde convinzioni.
“così io convivrò con le mie contraddizioni”: è la scelta ipocrita di chi vive una vita incoerente, problematica ma non accetta di cambiare, di tentare una soluzione ai propri conflitti esistenziali. Finché non mettiamo in discussione le nostre scelte, interrogando la nostra coscienza, non saremo mai liberi dentro e la vera pace non abiterà in noi!

“non dico che ogni cosa è lecita, sono forze che non puoi fermare”: è una fragile giustificazione. Abbiamo sempre la capacità di scegliere tra bene e male. Ogni scelta sbagliata può essere evitata se abbiamo un quadro valoriale di riferimento.

“tutto va bene se non fai del male a nessuno”: è giusto ma in parte! Il Vangelo, infatti, ci insegna che non basta non fare il male, bisogna anche fare il bene. Solo così contribuiamo a rendere il nostro mondo più umano e vivibile!



PER RIFLETTERE:
ð Per te è importante avere dei punti fermi nella vita?
ð Quali sono i tuoi punti fermi, i valori in cui credi profonda mente?
ð Se è vero che c’è il bene e il male, per te che cos’è il peccato?
ð Nelle tue scelte, da cosa ti lasci guidare?

Walk on (U2)

(commento di Pino Fanelli da “Se Vuoi” )


Gli U2, gruppo musicale rock conosciuto sulla scena internazionale – del resto di ispirazione cristiana – nell’album “All that you can’t leave behind” del 2001, oltre a della buona musica hanno proposto messaggi positivi come quello della canzone Walk On.


And love is not the easy thing the only baggage that you can bring…is all that you can't leave behind.
And if the darkness is to keep us apart and if the daylight feels like it's a long way off and if your glass heart should crack and for a second you turn back oh no, be strong.
Walk on, walk on what you got they can't steal it no they can't even feel it
walk on, walk on…
You're packing a suitcase
for a place none of us has been a place that has to be believed to be seen
you could have flown away a singing bird in an open cage who will only fly,only fly for freedom.
Walk on, walk on what you got you can't deny it can't sell it or buy it
walk on, walk on…And I know it aches and how your heart it breaks and you can only take so much
walk on, walk on…
Home… hard to know what it is if you never had one.
Home… I can't say where it is but I know I'm going home that's where the hurt is.
Leave it behind…all that you fashion, make, buildbreak, measure, steal…
reason, sense, speak,
dress up, scheme…


“E l’amore non è cosa facile / l’unico bagaglio che puoi portare… / è tutto ciò che non puoi lasciare indietro” (And love is not the easy thing the only baggage that you can bring… is all that you can't leave behind):
fin dall’inizio la nostra vita è segnata dall’amore: veniamo al mondo per un atto d’amore, abbiamo bisogno d’amore per crescere e vivere. Le esperienze e le relazioni affettive incidono profondamente sulla nostra vita, tanto che Giovanni della Croce arriva a dire che “alla fine della nostra vita saremo giudicati sull’amore”. E’ inutile perciò attaccare il nostro cuore alle cose di questo mondo (il denaro, il successo, la carriera…) come realtà fini a se stesse. La sapienza biblica dice che tutte queste cose hanno solo un valore strumentale e passano (“passano le cose di questo mondo”): ciò che conta è amare! In questo senso l’amore è “l’unico bagaglio che puoi portare”, l’unica ricchezza che puoi accumulare.
“Continua a camminare” (Walk on): E’ il leit-motiv della canzone. L’essere-in-cammino è la condizione dell’uomo sulla terra. Egli si scopre sempre più come “homo viator”, incamminato verso una mèta che gli si pone davanti come orizzonte.

“Quello che hai non possono rubartelo né sentirlo… né negarlo né venderlo né comprarlo” (what you got they can't steal it / no they can't even feel it): esiste una parte “più intima a noi di noi stessi” che è il sacrario della nostra coscienza, la sede delle nostre decisioni e della nostra libertà. Lì nessuno può arrivare. Ed è il luogo che nessuno può violentare, vendere o comprare… Ciò costituisce la nostra grandezza di creature, di figli di Dio.

“Avresti potuto scappare via” (you could have flown away): quante volte nella nostra vita, di fronte a situazioni difficili, abbiamo avuto la tentazione di mollare tutto e di scappare via, o magari di “accomodare” le cose scegliendo la via del compromesso! E’ più facile, infatti, fuggire piuttosto che “restare sul campo” per cambiare le cose dal di dentro, pagando anche di persona se necessario.

“Continua a camminare… so che fa male e il tuo cuore si spezza (walk on…/ and I know it aches / and how your heart it breaks): è un invito a “credere forte” senza lasciarsi condizionare dai pregiudizi degli altri o dalle situazioni sfavorevoli. A tal proposito, lo scrittore brasiliano Paulo Coelho nel “Manuale del Guerriero della Luce” ha parole davvero stimolanti: “Il guardiano della luce crede. Poiché crede nei miracoli, i miracoli cominciano ad accadere. Poiché ha la certezza che il suo pensiero può modificare la vita, la vita comincia a mutare. Poiché è sicuro che incontrerà l’amore, l’amore compare. Di tanto in tanto si sente deluso, a volte addolorato e allora sente parlare di sé come un ingenuo. Ma il guerriero sa che ne vale il prezzo. Per ogni sconfitta ha due conquiste a suo favore: tutti coloro che credono lo sanno”.

“Lascialo indietro tutto quello che modelli, fai, costruisci, rompi, misuri, rubi, ragioni, senti, dici, progetti, tutto quello di cui ti mascheri” (Leave it behind… / all that you fashion, make, build / break, measure, steal… / reason, sense, speak, dress up, scheme…): camminare significa andare avanti e “rompere” in qualche modo con il passato, lasciandosi dietro le proprie sicurezze, le proprie conoscenze acquisite… abbandonando nostalgie inutili e accettando il “rischio del nuovo”. Camminando, la strada si apre e i sogni diventano realtà!



PER RIFLETTERE:
ð Quanto conta l’Amore nella tua vita? Prova a rileggere la tua vita attraverso il “filo rosso” dell’amore di Dio e delle persone che hai incontrato.
ð Ti senti anche tu un “camminatore” proiettato verso una mèta alta?
ð Davanti alle difficoltà e ai fallimenti scappi o sei pronto a prenderti le tue responsabilità impegnandoti a pagare di persona?
ð Sei cosciente che nel profondo del tuo cuore sei portatore di valori grandi? Che cosa fai per attuarli?
ð Affronti la vita con l’atteggiamento di chi crede nonostante tutto?

30/08/07

L'apparizione della Beata Vergine Maria a La Salette

Domenica 13 settembre 1846 Pierre Selme, agricoltore degli Ablandins, arriva a Corps per cercare qualcuno che possa rimpiazzare il suo pastore ammalatosi nel frattempo. Il carradore Giraud allora decide di destinare suo figlio Maximin a questo incarico. Così, da lunedì 14 settembre, Maximin conduce al pascolo le mucche di Pierre Selme; quest'ultimo, conoscendo la leggerezza del ragazzo, non lo lascia solo e lo sorveglia da lontano. I luoghi di pascolo sono quelli dove avverrà l'apparizione. Mélanie si trova già agli Ablandins, a servizio di Baptiste Pra, e anche lei conduce al pascolo, vicino ai luoghi dell'apparizione, le mucche del suo padrone. La sera di venerdì 18 settembre i ragazzi s'incontrano per la prima volta: pur essendo nativi dello stesso paese, Corps, non avevano mai avuto modo di conoscersi prima. La mattina di sabato 19 settembre 1846 Maximin e Mélanie partono insieme per condurre al pascolo quattro mucche ciascuno; Maximin ha con sé anche una capra e un cane. Verso mezzogiorno, quando la campana suona l'Angelus delle dodici, i due pastorelli fanno abbeverare gli animali alla cosiddetta « fontana delle bestie »; poi si avvicinano alla « fontana degli uomini » e lì consumano il loro pasto, a base di pane e formaggio; una volta finito, altri tre pastori arrivano alla fontana e si intrattengono con i ragazzi che, dopo la loro partenza, sentono il bisogno di riposarsi. Dopo una o due ore, Mélanie si sveglia e, non scorgendo più le bestie, chiama Maximin e corre su per il colle a cercarle; Maximin la segue. Trovatele, si tranquillizza e inizia a scendere dal colle. Fatti alcuni passi, Mélanie scorge all'improvviso un globo di luce nel luogo dove avevano lasciato i tascapane. Chiama in fretta Maximin, e insieme cercano di capire cosa stia accadendo: la paura si impossessa dei due ragazzi; Mélanie lascia cadere il suo bastone, mentre Maximin cerca di riprenderlo, per potersi difendere da quella luce. Ma a questo punto i ragazzi scorgono all'interno del globo di luce la figura di una donna, che essi chiameranno sempre la « bella Signora », seduta con i gomiti poggiati sulle ginocchia e il viso nascosto tra le mani; la sentono singhiozzare. La donna si alza lentamente e dice: « Avvicinatevi, figli miei, non abbiate timore, sono qui per annunciarvi un grande messaggio ». È vestita come le donne del villaggio: un abito che scende fino ai piedi, uno scialle, una cuffia sulla testa, un grembiule annodato attorno ai fianchi. La cuffia, l'orlo dello scialle e i piedi sono ornati da ghirlande di rose. Accanto alle rose dello scialle è visibile una pesante catena, mentre al petto porta un crocifisso con ai lati un paio di tenaglie e un martello. Allora la « bella Signora » continua: « Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo. Da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, mi è stato affidato il compito di pregarlo continuamente per voi; voi non ci fate caso. Per quanto pregherete e farete mai potrete compensare la pena che mi sono presa per voi. Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. E’ questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio! Coloro che guidano i carri non sanno imprecare senza usare il nome di mio Figlio. Queste sono le due cose che appesantiscono tanto il braccio di mio Figlio. Se il raccolto si guasta, la colpa è vostra. Ve l'ho mostrato l'anno passato con le patate: voi non ci avete fatto caso. Anzi, quando ne trovavate di guaste, bestemmiavate il nome di mio Figlio. Esse continueranno a marcire e quest'anno, a Natale, non ve ne saranno più ». La parola «patate» (pommes de terre, in francese) mette in imbarazzo Mélanie. Nel dialetto locale, le patate vengono chiamate « las truffas ». La ragazza si rivolge allora a Maximin. Ma la « bella Signora » la previene, continuando il suo discorso non più in francese, ma nel dialetto dei ragazzi: « Voi non capite, figli miei? Ve lo dirò diversamente. Se avete del grano, non seminatelo. Quello seminato sarà mangiato dagli insetti e quello che verrà cadrà in polvere, quando lo batterete. Sopraggiungerà una grande carestia. Prima di essa, i bambini al di sotto dei sette anni saranno colpiti da tremito e morranno tra le braccia di coloro che li terranno. Gli altri faranno penitenza con la carestia. Le noci si guasteranno e l'uva marcirà ». A questo punto, la donna affida un segreto a Maximin e poi a Mélanie; quindi prosegue: « Se si convertono, le pietre e le rocce si tramuteranno in mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi. Fate la vostra preghiera, figli miei? ». « Non molto, Signora », rispondono entrambi. « Ah, figli miei, bisogna proprio farla, sera e mattino! Quando non potete far meglio, dite almeno un Pater e un 'Ave Maria; quando potete fare meglio, ditene di più. A messa, d'estate, vanno solo alcune donne anziane; gli altri lavorano di domenica, tutta l'estate. D'inverno, quando non sanno che fare, vanno a messa solo per burlarsi della religione. In Quaresima, vanno alla macelleria come i cani. Avete mai visto del grano guasto, figli miei? ». « No, Signora », rispondono. Allora la donna si rivolge a Maximin: «Ma tu, figlio mio, lo devi aver visto una volta con tuo padre, verso la terra di Coin. Il padrone del campo disse a tuo padre di andare a vedere il suo grano guasto. Vi andaste tutti e due, prendeste in mano due o tre spighe, le stropicciaste e tutto cadde in polvere. Al ritorno, quando eravate a mezz 'ora da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane dicendoti: "Prendi, figlio mio, mangia ancora del pane quest'anno, perché non so chi ne mangerà l'anno prossimo, se il grano continua in questo modo"». « Oh, sì, Signora, ora ricordo: prima non me lo ricordavo! », risponde Maximin. La donna riprende a dire in francese: «Ebbene, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo». Poi inizia a muoversi, attraversa il ruscello e, senza voltarsi, ripete: « Andiamo, figli miei, fatelo conoscere a tutto il mio popolo ». La « bella Signora » risale il sentiero sinuoso che porta al Collet e si eleva da terra; i pastorelli la raggiungono e si accorgono che guarda prima il cielo e poi la terra. A quel punto, la donna inizia a fondersi nella luce, e quest'ultima, a sua volta, scompare.
dal sito: http://medjugorje.altervista.org/

I pagani oggetto dell'ira di Dio

Rm 1, 18-31

[18]In realtà l'ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia, [19]poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha loro manifestato. [20]Infatti, dalla creazione del mondo in poi, le sue perfezioni invisibili possono essere contemplate con l'intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità; [21]essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. [22]Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti [23]e hanno cambiato la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine e la figura dell'uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili.
[24]Perciò Dio li ha abbandonati all'impurità secondo i desideri del loro cuore, sì da disonorare fra di loro i propri corpi, [25]poiché essi hanno cambiato la verità di Dio con la menzogna e hanno venerato e adorato la creatura al posto del creatore, che è benedetto nei secoli. Amen.
[26]Per questo Dio li ha abbandonati a passioni infami; le loro donne hanno cambiato i rapporti naturali in rapporti contro natura. [27]Egualmente anche gli uomini, lasciando il rapporto naturale con la donna, si sono accesi di passione gli uni per gli altri, commettendo atti ignominiosi uomini con uomini, ricevendo così in se stessi la punizione che s'addiceva al loro traviamento. [28]E poiché hanno disprezzato la conoscenza di Dio, Dio li ha abbandonati in balìa d'una intelligenza depravata, sicché commettono ciò che è indegno, [29]colmi come sono di ogni sorta di ingiustizia, di malvagità, di cupidigia, di malizia; pieni d'invidia, di omicidio, di rivalità, di frodi, di malignità; diffamatori, [30]maldicenti, nemici di Dio, oltraggiosi, superbi, fanfaroni, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, [31]insensati, sleali, senza cuore, senza misericordia. [32]E pur conoscendo il giudizio di Dio, che cioè gli autori di tali cose meritano la morte, non solo continuano a farle, ma anche approvano chi le fa.



La lettera ai Romani, probabilmente il capolavoro teologico di Paolo, inizia con la descrizione dell'uomo abbandonato da Dio. E' qualcosa di terrificante: non è la sofferenza la punizione di Dio, quindi non è la croce, ma il peccato. Si tratta di uno stile di vita totalmente lontano da Dio, un modo di essere, e Dio li lascia così...

18/08/07

La fede

Quella vecchietta cieca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse: - Se la strada nun la sai,
te ciaccompagno io, ché la conosco.
Se ciai la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò 'na voce,
fino là in fonno, dove c'è un cipresso,
fino là in cima, dove c'è la Croce…
Io risposi: - Sarà … ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede … -
La cieca allora me pijò la mano e sospirò: -
Cammina! - Era la Fede.

(Trilussa)

La tessitrice

Mi son seduto su la panchetta
come una volta...quanti anni fa?
Ella, come una volta, s'è stretta
su la panchetta.
E non il suono d'una parola:
solo un sorriso tutto pietà.
La bianca mano lascia la spola.

Piango, e le dico: Come ho potuto,
dolce mio bene, partir da te?
Piange, e mi dice d'un cenno muto:
Come hai potuto?
Con un sospiro quindi la cassa
tira del muto pettine a sé.
Muta la spola passa e ripassa.

Piango, e le chiedo: Perché non suona
dunque l'arguto pettine più?
Ella mi fissa timida e buona:
Perchè non suona?
E piange, piange - Mio dolce amore,
non t'hanno detto? non lo sai tu?
Io non son viva che nel tuo cuore.

Morta! Sì, morta! Se tesso, tesso
per te soltanto; come, non so:
in questa tela, sotto il cipresso,
accanto alfine ti dormirò.

(Giovanni Pascoli)

"Non verremo alla meta..."

Non verremo alla mèta ad uno ad uno
ma a due a due. Se ci conosceremo
a due a due, noi ci conosceremo
tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
un giorno rideranno
della leggenda nera dove un uomo
lacrima in solitudine.

(Paul Eluard, Poesie)

Quando sei disperato...

Se senti vacillare la fede per la violenza della tempesta, calmati: Dio ti guarda.
Se ogni cosa che passa cade nel nulla, senza più ritornare, calmati: Dio rimane.
Se il tuo cuore è agitato e in preda alla tristezza, calmati: Dio perdona.
Se la morte ti spaventa, e temi il mistero e l'ombra del sonno notturno, calmati: Dio risveglia.
Dio ci ascolta, quando nulla ci risponde; è con noi, quando ci crediamo soli; ci ama, anche quando sembra che ci abbandoni.

(S.Agostino)

08/08/07

La vendetta di Dio...

Ci sono alcuni che pensano di comportarsi male e di farla franca, di deridere i credenti o Dio stesso... Mia nonna ripeteva talvolta un detto che non ho mai dimenticato: "La vendetta di Dio non ha fretta, triste chi l'aspetta..."

Buone vacanze a chi prende il messaggio nella bottiglia!

30/07/07

Cura spirituale

Rimedio contro l'apatia spirituale estiva:

Rivolgersi a Colei che è Madre di tutti mediante un Rosario quotidiano recitato possibilmente a digiuno.

22/07/07

Spezza il rancore!

Un noto signore con potere di decisione,
sgridò il suo direttore
perché in quel momento era arrabbiato.
Il suo direttore, arrivato a casa,
sgridò la moglie
perché aveva speso troppo.
La moglie, a sua volta,
sgridò la domestica
perché aveva rotto un piatto.
La domestica
diede un calcio al cagnolino
nel quale era inciampata.
Il cagnolino scappò in fretta
e morse una signora che passava per la strada
perché aveva intralciato l'uscita del portone.
Questa signora andò in farmacia
per prendere un vaccino e curare la ferita,
ma sgridò il farmacista
perché la puntura del vaccino le fece male.
Il farmacista, arrivato a casa,
sgridò sua mamma
perché non gradì la cena.
Sua mamma, anziana,
gli accarezzò i capelli
e baciandogli la fronte, disse:
"hai lavorato molto,
e a quest'ora sei già stanco;
domani ti sentirai meglio".
In quel momento il circolo della rabbia si spezzò,
perché incontrò la tolleranza, il perdono, la pace e l'amore.
Se sei entrato o stai per entrare nel circolo di rabbia,
ricordati che con la tolleranza,
il perdono, la pace e l'amore, possiamo spezzarlo!
Pensa a questo ogni qualvolta che sarai triste
e scontento con qualcuno.
Il mondo può essere migliore...
facciamo la nostra parte!
"la parola blanda allontana il furore..."

Se Dio rimane alla superficie

Un grande maestro indiano di vita spirituale ha scritto: “Sono seduto sulla riva di un ruscello e osservo un sasso rotondo immerso nell acqua. Da quanti anni il sasso è bagnato dall’acqua? Forse da dieci, forse da cento? Ma l’acqua non è riuscita a penetrare nel sasso. Se spacco quella pietra, dentro è asciutta. Così è di noi che viviamo immersi in Dio e non ce ne lasciamo penetrare: Dio rimane alla superficie della nostra vita, non ci trasforma perché non siamo disposti a lasciarci penetrare e trasformare dall’amore di Dio. Siamo come un sasso nel ruscello che nel suo interno rimane asciutto”. -

17/07/07

Il tuono

Una bellissima poesia di Giovanni Pascoli, tratta da Myricae, che non credo abbia bisogno di commenti:

E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d'arduo dirupo
che frana, il tuono rimbombò di schianto:
rimbombò, rimbalzò, rotolò cupo,
e tacque, e poi rimareggiò rinfranto,
e poi vanì. Soave allora un canto
s'udì di madre, e il moto di una culla.

06/07/07

Oggi è S.Maria Goretti

Una piccola, umile fanciulla che ci ha insegnato come si vive il Vangelo...

04/07/07

Dio al centro del cuore

Una riflessione odierna.

Chiudi gli occhi un istante e pensa a tutte le persone a cui vuoi più bene, in particolare a quelle che sono la tua gioia e ti dilatano il cuore fino alle lacrime.
Beh..., pensa poi che queste persone non ti appartengono ma sono un dono di Dio per te e che quindi Lui se le può riprendere in qualsiasi momento. Ma al di là di questo, pensa che Dio deve stare al centro del tuo cuore più delle persone a cui vuoi più bene.
Cristo Gesù, questo nome deve essere per te una tensione continua verso di Lui, verso l'amore.
Ma ciò deve prendere le tue energie più di qualsiasi persona cara....

08/06/07

Dalle Lodi di oggi

Nessuna parola cattiva esca più dalla vostra bocca; ma piuttosto parole buone che possano servire per la necessaria edificazione, giovando a quelli che ascoltano. E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, col quale foste segnati per il giorno della redenzione. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, clamore e maldicenza con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

Ef 4, 29-32

01/06/07

Vivere nella luce

C'è un brano del Trito-Isaia che mi colpisce particolarmente e lo vorrei condividere:

[6]Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:sciogliere le catene inique,togliere i legami del giogo,rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?
[7]Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?
[8]Allora la tua luce sorgerà come l'aurora,la tua ferita si rimarginerà presto. Davanti a te camminerà la tua giustizia,la gloria del Signore ti seguirà.
[9] Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà;implorerai aiuto ed egli dirà: «Eccomi!».Se toglierai di mezzo a te l'oppressione,il puntare il dito e il parlare empio,
[10] se offrirai il pane all'affamato,se sazierai chi è digiuno,allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio.
[11]Ti guiderà sempre il Signore,ti sazierà in terreni aridi,rinvigorirà le tue ossa;sarai come un giardino irrigato e come una sorgente le cui acque non inaridiscono.

(Is 58, 6-11)


Che belli, che belli, che belli questi versi.... che mettono in evidenza la dimensione della luce: se uno vive nella compassione e nella carità verso gli altri, anche ciò che in lui è tenebra sarà luce e Dio sazierà la sua fame. Se tu dai la vita agli altri, Dio si prenderà cura di te.

30/05/07

Atmosphere songs

Oltre al rock, genere preferito, mi piacciono molto le canzoni che creano atmosfera. Ultimamente ho apprezzato il rifacimento di "Se tu non torni" di Miguel Bosè: la nuova versione, "Si tu no vuelves", cantata in duetto con Shakira, è davvero molto bella.
Discreta anche "Il vento" per la bella voce di Andra Mirò.
In generale, la musica è un'arte che eleva l'animo. Credo che un musicista difficilmente è lontano da Dio, anche se magari non lo sa, proprio perchè la bellezza richiama sempre il Creatore.
Anche chi ama la musica in genere è una persona profonda e gentile d'animo.
La televisione, per esempio, non emoziona.

Vivere la carità intellettuale...

- E' dalle cose più facili che bisogna pervenire alle più difficili
- Sii tardo a parlare e restio alle situazioni che producono dispersione
- Abbi una coscienza pura
- Non tralasciare la preghiera
- Sii amante del silenzio e del raccoglimento
- Non essere curioso dei fatti altrui
- Non ti intromettere nei discorsi e nelle dicerie effimere
- Imita l'esempio dei santi e dei buoni
- Non guardare chi parla, ma tieni a mente ciò che dice di buono
- Comprendi ciò che leggi e ascolti
- Certificati delle cose dubbie
- Non cercare cose superiori alle tue capacità.

(S.Tommaso d'Aquino - Consigli per ben studiare e per rettamente impostare la vita)

27/05/07

Il frutto dello Spirito

Gal 5, 16-22

Il contesto di questa lettera è la disputa alzata da alcuni Ebrei divenuti Cristiani i quali vorrebbero che anche tutti i pagani che si convertono al cristianesimo, abbraccino anche tutte le norme giudaiche quali la circoncisione e le altre pratiche.
Paolo difende con tono deciso la libertà di ognuno come mezzo per un rapporto con Dio che sia basato sull'amore di lui e non su pratiche legalistiche.
La stessa tematica verrà ripresa in maniera più calma ed approfondita nella lettera ai Galati.
In questo passo si nota subito che Paolo fa la differenza tra opere, che sono della carne, e frutti, che sono dello Spirito.
In Paolo il termine opera ha sempre un valore negativo e indica lo sforzo umano di costruirsi la religione dal basso. E' un voler raggiungere Dio con il proprio sforzo per poterlo manipolare a piacere. E' la torre di Babele. Frutto, invece, è qualche cosa che esce spontaneo dall'albero.
Anche quando parla della carne Paolo è alquanto negativo. L'uomo-carne è l'uomo abbandonato alle sue sole forze, al contrario l'uomo-spirito è l'uomo interpellato da Dio e segue la fede.
Quindi quando egli fa la lista delle "opere della carne", non può essere che una lista fortemente negativa. D'altronde lui sa bene che ogni uomo è tempio dello Spirito, non esiste un uomo in cui Dio non abbia la sua influenza a meno che la persona stessa si metta in netta opposizione e rifiuto di Dio. La fonte di tutti i peccati, quindi, non sta nell'uomo ma nel suo voler fare a meno di Dio.
Naturalmente la lista non è e non vuol essere esauriente, e soprattutto più che di peccati (singoli atti), si parla di vizi (attitudini).
La morale che Paolo presenta, è invece eredità del Regno, è qualcosa che è basato sulla speranza ma che richiede un continuo sforzo personale per preparare la venuta del Messia, per vincere le tendenze della carne.
Come per i vizi, così anche per il frutto dello Spirito, non c'è una lista esauriente ed esso non si riferisce solo ai santi o a coloro che sono in Paradiso, ma è una realtà per ogni giorno e per ogni credente.
Anche qui si fa peso soprattutto sulle virtù sociali: pace, gioia, ecc.
Abbiamo detto che il frutto esce spontaneo dall'albero, ma questo non vuol dire passività. Proprio perché sono frutti specialmente sociali, esigono collaborazione umana. Per questo S. Paolo dice: "Se viviamo dello Spirito, camminiamo secondo lo Spirito".

LE OPERE DELLA CARNE

Per San Paolo è indispensabile che la libertà del Cristiano non significhi fermarsi alle bassezze della natura umana, ma libertà di camminare nella vita dello Spirito. Ognuna delle parole che Paolo usa nasconde un'immagine: esaminiamole.

Fornicazione; E` stato detto, e corrisponde a verità, che la castità è una virtù introdotta nel mondo per la prima volta dal Cristianesimo. Il cristianesimo sorse in un mondo in cui l'immoralità sessuale non solo era accettata, ma spesso era considerata indispensabile per una vita ordinaria. Quando non si pone Dio come unico oggetto del nostro amore, si arriva un po'' alla volta a giustificare qualsiasi altro tipo di amore.

Impurità; La parola che Paolo usa è "akatharsia", una parola molto interessante. Può essere usata per descrivere il pus di una ferita infetta, per descrivere un albero che non è mai stato potato, o materiale grezzo che non è mai stato setacciato. La sua forma positiva (l'aggettivo "Katharos" che vuol dire puro) è comunemente usato nei contratti riguardanti case, per dire che sono state lasciate pulite e in buone condizioni. Ma l'uso più interessante di questo aggettivo è per la purezza cerimoniale che permette all'uomo di avvicinarsi agli dei per pregare. Impurità, quindi, è quella cosa che rende un uomo indegno di comparire davanti a Dio, la sporcizia della vita e tutto quanto ci separa da Dio. Non solo, quindi, l'aspetto sessuale del quale si è già parlato prima, ma qualsiasi altra azione fatta con intenzione non buona.

Libertinaggio; Questa parola ("Aselgeia") è stata definita: "prontezza ad ogni piacere". L'uomo che la pratica non conosce limiti o controllo di sé. Flavio Giuseppe, usa questa parola quando parla di Gezabele mentre costruisce a Gerusalemme il tempio di Baal. L'idea è quella di un uomo che si è lasciato coinvolgere così tanto dai suoi desideri da non preoccuparsi più per quello che gli altri dicono o pensano. Il lasciarsi prendere dalle passioni è come una droga che un po'' alla volta addormenta la nostra coscienza.

Idolatria; Questo significa adorare dei costruiti dalle mani degli uomini. Si ha questo peccato quando cose materiali hanno preso il posto di Dio. Quante delle nostre cose sono diventate indispensabili nella nostra vita, più importanti di Dio, e questo anche per persone col voto di povertà.

Stregoneria; Letteralmente questo significa uso di medicine. Può essere una cosa guidata bene da un dottore, ma può anche essere occasione per avvelenare una persona. Col tempo questa parola divenne sinonimo dell'uso di droghe per i riti magici, cosa di cui il mondo antico era pieno. Pensiamo all'uso di mezzi che ci aiutano a pregare. Sono cosa ottima; ma se diventiamo schiavi dei mezzi, se essi ci producono dei surrogati di preghiera, se la fanno diventare fredda e meccanica, bisogna rivederli.

Inimicizia; reca l'idea di un uomo che è sempre ostile agli altri. E' l'esatto opposto della virtù cristiana dell'amore per i fratelli e tutte le persone. Non è necessario arrivare a litigi o odio aperto. E' l'attitudine generale che deriva da una chiusura in sé e dalla paura che qualsiasi apertura verso l'altro ci danneggi.

Discordia; Originariamente questa parola riguardava le rivalità per dei premi. In quel senso può avere un valore positivo (gareggiare), ma è soprattutto usato per descrivere una rivalità che poi finisce in lite e lotta. L'oggetto in palio passa in secondo piano e l'attenzione si focalizza di più sugli sbagli degli altri.

Gelosia; deriva dalla parola Zelo che è originariamente buona. Significa emulare, il desiderio di raggiungere la nobiltà quando essa è intravista. Lungo il tempo in senso è degenerato ed è arrivato ad assumere il significato di voler ottenere quello che qualcun altro ha e che non spetta a noi avere. Essa ci fa perdere di vista la nostra vocazione e il valore dei doni che Dio ci ha dato, e ci concentriamo sui doni degli altri. E' il vecchio detto: "L'erba del vicino è sempre più verde".

Dissensi; Qui la traduzione italiana mette assieme due parole che significano letteralmente perdere il controllo di sé e ricerca del proprio interesse. La prima non è collera, è un qualche cosa che scoppia ora e poi si smorza quasi subito, uno scatto d'ira. La seconda è un cercare di raggiungere delle cariche o posizioni politiche non per il servizio che si può fare agli altri ma per quel che ci si guadagna. Quante volte permettiamo che l'arrivismo rovini il nostro rapporto con gli altri e il nostro apostolato.

Divisioni; Letteralmente questa parola significa starsene da una parte. Essa descrive una società i cui membri invece di incontrarsi e collaborare se ne vanno ognuno per conto proprio senza un minimo interesse per il bene comune. Quanto è vero anche in comunità religiose in cui non c'è dialogo!

Fazioni; Queste possono essere descritte come divisioni ormai cristallizzate. La parola greca è "hairesis", da cui deriva la nostra "eresia". Originariamente la parola "Hairesis" non era negativa, deriva dalla radice di "scegliere" ed era usata per descrivere una scuola filosofica o un gruppo di scolari che condividevano una certa teoria. Il problema è che spesso nella storia coloro che avevano punti di vista diversi, sono finiti per rifiutare non tanto l'idea dell'altro quanto la persona stessa. E' arroccarsi sulle proprie posizioni senza preoccuparsi di ascoltare e capire gli altri. Dovrebbe essere possibile aver idee diverse ma pure rimanere buoni amici.

Invidia; Questa parola ("fthonos") è molto significativa. Euripide l'ha definita "la peggiore tra le malattie degli uomini". L'essenza di questa parola è che non descrive lo spirito che desidera, in modo nobile o meno, ciò che un altro ha: ma lo spirito che porta rancore semplicemente per il fatto che l'altro ha queste cose. Non vuole tanto le cose per se stesso, ma semplicemente il fatto che esse vengono tolte all'altro. Gli Stoici la definivano "il dolore per il bene di qualcun altro". San Basilio la chiama: "dolore per la fortuna del tuo vicino". E' la qualità non tanto della persona gelosa, quanto della mente esacerbata. Ogni ulteriore commento è superfluo.

Ubriachezza; Questo non era un vizio tanto comune nell'antichità. I greci bevevano più vino che latte, e persino i bambini bevevano vino, ma lo bevevano sempre mescolato ad acqua in porzioni di due a tre. I Cristiani, come d'altronde anche i Greci, condannavano l'ubriachezza come il vizio che trasforma le persone in bestie. Oggi non è solo il vino che ci ubriaca.

Orge;
Questa è una parola con una storia interessante. Un orgia ("Komos") era una banda di amici che accompagnava il vincitore di una gara a festeggiare la vittoria. Essi danzavano, ridevano e ne cantavano le lodi. La parola descrive anche le bande dei devoti di Bacco, dio del vino. Ora significa una baldoria incontrollata che degenera in scostumatezza. Qui potremmo in un certo senso farci entrare il gusto di parlare "sporco" o di ridere di cose stupide, caratteristico di tanti giovani. Quanti tra i nostri giovani si lasciano trascinare dai compagni a comportamenti cattivi o pericolosi solo perché non hanno il coraggio di dire di no al gruppo o hanno paura di apparire dei deboli.
Se andiamo alla radice di tutte queste parole vediamo che la vita non è poi cambiata molto dai tempi di Paolo.

IL FRUTTO DELLO SPIRITO

C'è subito da notare che si parla di "frutto" e non di frutti. Il frutto è unico, è la capacità di camminare alla presenza di Dio, ma di volta in volta essa assume aspetti diversi: amore, pace, gioia, ecc.
Come aveva fatto nei versi precedenti per le opere della carne, ora Paolo prepara una lista di cose buone che sono frutto dello Spirito. Anche qui guardiamo a ciascuna parola.


Amore; La parola usata dal Nuovo Testamento è "Agape". Questa parola non è molto usata nel greco classico. In greco ci sono quattro parole diverse per tradurre l'italiano "Amore":
a) "Eros"; significa l'amore di un uomo per una ragazza; è un amore che ha in sé una forte passione. Nel NT Eros non è mai usato.
b) "Philia" è il caldo amore che noi proviamo per coloro che ci sono più vicini o più cari; è una cosa del cuore. E' usata anche per descrivere interessi tipo musica, pittura ecc.
c) "Storge"; significa piuttosto affetto ed è usato specialmente per l'amore dei genitori e dei figli.
d) "Agape," il significato cristiano di questa parola è una benevolenza che non si può guadagnare o ripagare. Significa che nonostante tutti i difetti, le ingiustizie, le offese o le umiliazioni che un uomo può infliggerci, noi non cercheremo mai nient'altro che il suo bene. Pertanto esso è un sentimento sia della mente che del cuore; coinvolge sia le emozioni che la volontà. Descrive lo sforzo, che si può fare solo con l'aiuto di Dio, di ricercare solo ciò che è meglio per ciascuno, anche per coloro che ci fanno del male.


Gioia; la parola greca è "chara," e il più delle volte descrive quella gioia che ha una base nella religione (vedi ad esempio sal.30:11; Rom.14:17; Rom.15:13; Fil.1:4; Fil.1:25). E' una gioia che non viene dalle cose terrene, né tanto meno dal trionfare sopra qualcuno. E' una gioia che ha le sue fondamenta in Dio.

Pace; Nel greco dei tempi di Paolo, questa parola ("eirene") aveva due significati interessanti: Era usata per descrivere la serenità di una nazione che si trova sotto il dominio di un imperatore buono, giusto e benevolo. Era usata anche per descrivere l'ordine in una città o in un villaggio. Ogni villaggio aveva un ufficiale chiamato il sovrintendente all'"eirene", il custode della pace pubblica. Normalmente nel NT "eirene" traduce l'ebraico "Shalom" e significa non solo libertà da problemi, ma presenza di ogni cosa necessaria per raggiungere la condizione migliore di un uomo. Qui significa quella tranquillità di cuore che deriva dalla coscienza che la nostra vita è nelle mani di Dio. E' interessante notare che "chara" ed "eirene" diventarono nomi molto comuni nella Chiesa antica.

Pazienza "Makrothumia"; Questa è una parola molto forte. L'autore del 1 libro dei Maccabei (1Macc.8:4) dice che i Romani diventarono padroni del mondo grazie alla loro "makrothumia", cioè attraverso quella costanza che non avrebbe mai fatto pace con un nemico, neppure in caso di sconfitta; una sorta di pazienza conquistatrice. Normalmente parlando, questa parola non è usata riguardo alle cose o agli eventi della vita, ma riguardo alle persone. San Giovanni Crisostomo dice che essa è la grazia dell'uomo che avrebbe la possibilità di vendicarsi ma non lo fa, l'uomo che è "lento all'ira". E' Molto significativo il fatto che questa parola nel NT è usata per descrivere l'attitudine di Dio nei confronti dell'uomo (Rom.2:4; Rom.9:22; 1Tim.1:16; 1Pt.3:20). Se Dio fosse un uomo avrebbe annientato il mondo già da molto tempo; ma egli ha una pazienza che sopporta tutti i nostri errori e non ci abbandonerà mai. Nel nostro comportamento verso gli altri, dobbiamo riprodurre questa attitudine amorevole, paziente, misericordiosa che Dio ha nei nostri confronti.

Benevolenza e bontà; sono parole strettamente collegate. La parola che traduciamo con benevolenza è "chrestotes." Essa è spesso tradotta anche con bontà. Qualcuno la traduce anche con "dolcezza". E' una bellissima parola. Plutarco dice che essa è molto più ampia che la giustizia. Il vino vecchio è chiamato "chrestos," "amabile." Il giogo di Cristo è chiamato "chrestos," (Mt.11:30), cioè non dà fastidio, L'idea è quella di una bontà che è anche gentilezza. Invece la parola che Paolo usa per "bontà" ("agathosune") è tipica della bibbia e non la si trova nel greco profano (Rom.15:14; Ef.5:9; 2Tess.1:11). E' la parola più ampia per rendere la bontà. La si può definire "una virtù equipaggiata di ogni cosa necessaria". Qual è la differenza tra le due parole? "Agathosune" ha la possibilità e capacità di richiamare e rimproverare, "chrestotes" può solo aiutare. Trench dice che Gesù dimostrò "agathosune" quando ripulì il tempio da tutti i venditori che lo avevano trasformato in un mercato, ma mostrò "chrestotes" quando fu gentile con la peccatrice che gli aveva unto i piedi. Il cristiano ha bisogno di quella bontà che sa essere contemporaneamente gentile ma decisa.

Fedeltà; questa parola ("pistis") è comunemente usata nel greco classico per "degno di fiducia". E' caratteristica dell'uomo del quale ti puoi fidare.

Mitezza; "praotes" E' la parola più difficile da tradurre. Nel Nuovo Testamento ha tre significati principali. (a) Il mite è colui che è sottomesso alla volontà di Dio (Mt.5:5; Mt.11:29; Mt.21:5). (b) E' anche un soggetto a cui si può insegnare, che non è troppo orgoglioso per imparare (Gd. 1:21). (c) Il più delle volte significa "mansueto" (1Cor.4:21; 2Cor.10:1; Ef.4:2). Aristotele definisce "praotes" l'uomo che non è né troppo facile all'ira né completamente esente da essa, la qualità dell'uomo che è sempre arrabbiato al momento giusto e mai al momento sbagliato. Una cosa che può rendere ancor più il senso è sapere che l'aggettivo "praus" è usato per un animale che viene domato e tenuto sotto controllo; quindi la parola parla di quel controllo di sé che solo Cristo può darci.

Dominio di sé; la parola è "egkrateia" e Platone la usa per indicare la padronanza di sé. E' lo spirito forte che ha messo sotto controllo i suoi desideri e la sua ricerca di piacere. E' usato per la disciplina che l'atleta impone al suo corpo (1Cor.9:25) ed è usato anche per il controllo che il Cristiano ha della sessualità (1Cor.7:9). Il greco profano usa questa parola per parlare dell'Imperatore capace di far sì che i propri interessi personali non influenzino le sue decisioni a favore del popolo. E' la virtù per la quale un uomo diventa così padrone di se stesso da essere pronto a diventare servo degli altri.

dal sito del Rinnovamento

Veni, Creator Spiritus



Veni, creátor Spíritus,
mentes tuórum vísita,
imple supérna grátia,
quæ tu creásti péctora.

Qui díceris Paráclitus,
altíssimi donum Dei,
fons vivus, ignis, cáritas,
et spiritális únctio.

Tu septifórmis múnere,
dígitus patérnæ déxteræ,
tu rite promíssum Patris,
sermóne ditans gúttura.

Accénde lumen sénsibus,
infúnde amórem córdibus,
infírma nostri córporis
virtúte firmans pérpeti.

Hostem repéllas lóngius
pacémque dones prótinus;
ductóre sic te prǽvio
vitémus omne nóxium.

Per Te sciámus da Patrem
noscámus atque Fílium,
teque utriúsque Spíritum
credámus omni témpore.

Deo Patri sit glória,
et Fílio, qui a mórtuis
surréxit, ac Paráclito,
in sæculórum sǽcula.
Amen.

26/05/07

Sogni...

Ho messo 20 euro di benzina oggi ed ho notato che la verde è arrivata a 1,325!
mentre facevo il solito viaggetto pensavo: "ma mannaggia..., non potrei innammorarmi della figlia di un benzinaio? Non dovrebbe essere solo un po' innammorata ma dovrebbe letteralmente perdere la testa per me al punto che ogni volta che mi fermo nella grandissima stazione di servizio e faccio finta di pagare il pieno, suo padre mi fa: "ma va va... andate a scorrazzare un po' e fate i bravi..."".
che bello sarebbe per me, che mi piace tanto guidare! Due piccioni con una fava!
avrei risolto i problemi dell'aumento del prezzo del greggio che fa automaticamente calare i litri di carburante incamerati...
Un'alternativa sarebbe che il message in a bottle finisse tra le mani di un facoltoso imprenditore che ha i cassetti pieni di buoni benzina. Presomi a simpatia, mi scrive in privato dicendomi: "mi daresti gentilmente il tuo indirizzo per spedirti i buoni?"
Così, senza troppe spiegazioni... :)

English:
is there someone on the Net who can give me oil for free? Should I fall in love with a benzinaio's daughter?

Anima, quante risate ti stai facendo?

25/05/07

I'd give it...


I'd give it to a girl I know but I 'm sorry I can't....

24/05/07

Commento del Card.Martini al libro del Papa

Cercherò di rispondere a cinque domande:
1. Chi è l’autore di questo libro?
2. Qual è l’argomento di cui parla?
3. Quali sono le sue fonti?
4. Qual è il suo metodo?
5. Che giudizio dare sul libro nel suo insieme?

1. L’autore di questo libro è Joseph Ratzinger, che è stato professore di teologia cattolica in varie Università tedesche a partire dagli anni Cinquanta e, in questa veste, ha seguito l’evolversi e le diverse vicissitudini della ricerca storica su Gesù; ricerca che si è sviluppata anche presso i cattolici nella seconda metà del secolo scorso. L’autore ora è Vescovo di Roma e Papa con il nome di Benedetto XVI. Qui si pone già una possibile questione: è il libro di un professore tedesco e di un cristiano convinto, oppure è il libro di un Papa, con il conseguente rilievo del suo magistero? In verità, per quanto riguarda l’essenziale della domanda, è l’autore stesso nella prefazione a rispondere con franchezza: «Non ho bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del "volto del Signore". Perciò, ciascuno è libero di contraddirmi. Chiedo soltanto alle lettrici e ai lettori di farmi credito della benevolenza senza la quale non c’è comprensione possibile» (p.19). Siamo pronti a fare questo credito di benevolenza, ma pensiamo che non sarà facile per un cattolico contraddire ciò che è scritto in questo libro. Comunque, tenterò di considerarlo con uno spirito di libertà. Tanto più che l’autore non è esegeta, ma teologo, e sebbene si muova agilmente nella letteratura esegetica del suo tempo, non ha fatto studi di prima mano per esempio sul testo critico del Nuovo Testamento. Infatti, non cita quasi mai le possibili varianti dei testi, né entra nel dibattito circa il valore dei manoscritti, accettando su questo punto le conclusioni che la maggior parte degli esegeti ritengono valide.

2. Di cosa parla? Il libro ha come titolo Gesù di Nazaret. Penso che il vero titolo dovrebbe essere Gesù di Nazaret ieri e oggi. E questo perché l’autore passa con facilità dalla considerazione dei fatti che riguardano Gesù all’importanza di quest’ultimo per i secoli seguenti e per la nostra Chiesa. Il libro è pieno di allusioni a problematiche contemporanee. Per esempio, parlando della tentazione nella quale dal demonio viene offerto a Gesù il dominio del mondo, egli afferma che il «suo vero contenuto diventa visibile quando constatiamo che, nella storia, essa prende continuamente una forma nuova. L’Impero cristiano ha cercato molto presto di trasformare la fede in un fattore politico per l’unità dell’Impero… La debolezza della fede, la debolezza terrena di Gesù Cristo doveva essere sostenuta dal potere politico e militare. Nel corso dei secoli questa tentazione—assicurare la fede mediante il potere—si è ripresentata continuamente» (p. 59). Questo genere di considerazioni sulla storia successiva a Gesù e sull’attualità, conferiscono al libro un’ampiezza e un sapore che altri libri su Gesù, in genere più preoccupati dalla discussione meticolosa dei soli eventi della sua vita, non hanno. L’autore dà anche volentieri parola ai Padri della Chiesa e ai teologi antichi. Per esempio, per quanto concerne la parola greca epiousios, egli cita Origene, il quale dice che, nella lingua greca, «questo termine non esiste in altri testi e che è stato creato dagli Evangelisti» (p. 177). Circa l’interpretazione della domanda del Padre Nostro «E non indurci in tentazione», egli richiama l’interpretazione di San Cipriano e precisa: «Così dobbiamo riporre nelle mani di Dio i nostri timori, le nostre speranze, le nostre risoluzioni, poiché il demonio non può tentarci se Dio non gliene dà il potere» (p. 187). Quanto alla storia di Gesù, il libro è incompleto, perché considera solo gli eventi che vanno dal Battesimo alla Trasfigurazione. Il resto sarà materia di un secondo volume. In questo primo volume sono trattati il Battesimo, le tentazioni, i discorsi, i discepoli, le grandi immagini di San Giovanni, la professione di fede di Pietro e la Trasfigurazione, con una conclusione sulle affermazioni di Gesù su se stesso. L’autore parte spesso da un testo o da un evento della vita di Gesù per interrogarsi sul suo significato per le generazioni future e per la nostra generazione. In questo modo il libro diventa una meditazione sulla figura storica di Gesù e sulle conseguenze del suo avvento per il tempo presente. Egli mostra che, senza la realtà di Gesù, fatta di carne e di sangue, «il cristianesimo diviene una semplice dottrina, un semplice moralismo e una questione dell’intelletto, ma gli mancano la carne e il sangue» (p. 270). L’autore si preoccupa molto di ancorare la fede cristiana alle sue radici ebraiche. Gesù, ci dice Mosè, «è il profeta pari a me che Dio susciterà… a lui darete ascolto» (Deuteronomio, 18,15) (p. 22). Ora, Mosé aveva incontrato il Signore.EIsraele può sperare in un nuovo Mosè, che incontrerà Dio come un amico incontra il proprio amico,ma al quale non sarà detto, come a Mosè, «Tu non potrai vedere il mio volto» (Esodo, 33,20). Gli sarà dato di «vedere realmente e direttamente il volto di Dio e di potere così parlare a partire da questa visione» (p. 25). E’ quel che dice il prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio, nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Giovanni 1,18). «E’ qui il punto a partire dal quale è possibile comprendere la figura di Gesù» (p. 26). E’ in questo reciproco intrecciarsi di conoscenze storiche e di conoscenze di fede, dove ognuno di questi approcci mantiene la propria dignità e la propria libertà, senza mescolanza e senza confusione, che si riconosce il metodo proprio dell’autore, di cui parleremo più avanti.

3. Quali sono le sue fonti? L’autore non ne tratta direttamente, come spesso avviene in diverse opere dello stesso genere. Forse ne parlerà all’inizio del secondo volume, prima di affrontare i Vangeli dell’infanzia di Gesù. Ma si vede con chiarezza che egli segue da vicino il testo dei quattro Vangeli e gli scritti canonici del Nuovo Testamento. Egli propone anche una lunga discussione sul valore storico del Vangelo di Giovanni, respingendo l’interpretazione di Rudolf Bultmann, accettando in parte quella di Martin Hengel e criticando anche quella di alcuni autori cattolici, per poi esporre una propria sintesi, vicina alla tesi di Hengel, sebbene con un equilibrio e un ordine diversi. La conclusione è che il quarto Vangelo «non fornisce semplicemente una sorta di trascrizione stenografica delle parole e delle attività di Gesù, ma, in virtù della comprensione nata dal ricordo, ci accompagna, al di là dell’aspetto esteriore, fin nella profondità delle parole e degli eventi; in quella profondità che viene da Dio e che conduce verso Dio» (p. 261). Penso che non tutti si riconosceranno nella sua descrizione dell’autore del quarto Vangelo quando egli dice: «Lo stato attuale della ricerca ci consente perfettamente di vedere in Giovanni, il figlio di Zebedeo, il testimone che risponde con solennità della propria testimonianza oculare identificandosi anche come il vero autore del Vangelo» (p.252).

4. Tutto questo rivela con chiarezza il metodo dell’opera. Si oppone fermamente a quello che recentemente è stato chiamato, in particolare nelle opere del mondoanglosassone americano, «l’imperialismo del metodo storico-critico». Egli riconosce che tale metodo è importante, tuttavia corre il rischio di frantumare il testo come sezionandolo, rendendo così incomprensibili i fatti ai quali il testo si riferisce. Egli piuttosto si propone di leggere i vari testi rapportandoli all’insieme della Scrittura. In questo modo, si scopre «che esiste una direzione in tale insieme, che il Vecchio e ilNuovo Testamento non possono essere dissociati. Certo, l’ermeneutica cristologica, che vede in Gesù Cristo la chiave dell’insieme e, partendo da lui, comprende la Bibbia come un’unità, presuppone un atto di fede, e non può derivare dal puro metodo storico. Ma questo atto di fede è intrinsecamente portatore di ragione, di una ragione storica: permette di vedere l’unità interna della Scrittura e, attraverso questa, di acquisire una comprensione nuova delle diverse fasi del suo percorso, senza togliere ad esse la loro originalità storica» (p. 14). Ho fatto questa lunga citazione per mostrare come, nel pensiero dell’autore, ragione e fede siano implicate e «reciprocamente intrecciate», ciascuna con i suoi diritti e il proprio statuto, senza confusione né cattiva intenzione dell’una verso l’altra. Egli rifiuta la contrapposizione tra fede e storia, convinto che il Gesù dei Vangeli sia una figura storica e che la fede della Chiesa non possa fare a meno di una certa base storica. Ciò significa, in pratica, che l’autore, come dice egli stesso a pagina 17, «ha fiducia nei Vangeli», pur integrando quanto l’esegesi moderna ci dice. E da tutto questo scaturisce un Gesù reale, un «Gesù storico» nel senso proprio del termine. La sua figura «è molto più logica e storicamente comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni» (p. 17). L’autore è convinto che «è soltanto se qualcosa di straordinario si è verificato, se la figura e le parole di Gesù hanno superato radicalmente tutte le speranze e tutte le attese dell’epoca che si spiega la sua crocifissione e la sua efficacia», e questo alla fine porta i suoi discepoli a riconoscergli il nome che il profeta Isaia e tutta la tradizione biblica avevano riservato solo a Dio (cf. pp.17-18). Applicando questo metodo alla lettura delle parole e dei discorsi di Gesù, che comprende parecchi capitoli del libro, l’autore rivela di essere persuaso «che il tema più profondo della predicazione di Gesù era il suo proprio mistero, il mistero del Figlio, nel quale Dio è presente e nel quale egli adempie la sua parola» (p. 212). Questo è vero per il Sermone della montagna in particolare, a cui sono dedicati due capitoli, per il messaggio delle parabole e per le altre grandi parole di Gesù. Come dice l’autore affrontando la questione giovannea, cioè il valore storico del Vangelo di Giovanni e soprattutto delle parole che egli fa dire a Gesù, così diverse dai Vangeli sinottici, il mistero dell’unione di Gesù con il Padre è sempre presente e determina l’insieme, pur restando nascosto sotto la sua umanità (cf. p. 245). In conclusione, bisogna «che noi leggiamo la Bibbia, e in particolare i Vangeli come unità e totalità —come richiesto dalla natura stessa della parola scritta di Dio — che, in tutti i suoi strati storici, è l’espressione di un messaggio intrinsecamente coerente» (p. 215).

5. Se tale è il metodo di lettura dell’autore, cosa dobbiamo pensare della riuscita globale dell’opera, al di là del numero di copie vendute nel mondo intero, che tutto sommato non è un indice particolarmente significativo del valore del libro? L’autore confessa che questo libro «è il risultato di un lungo cammino interiore» (p. 19). Se pure ha cominciato a lavorarvi durante l’estate 2003, il libro è tuttavia il frutto maturo di una meditazione e di uno studio che hanno occupato un’intera vita. Ne ha tratto la conseguenza che «Gesù non è un mito, che è un uomo di carne e di sangue, una presenza tutta reale nella storia. Noi possiamo seguire le strade che ha preso. Possiamo udire le sue parole grazie ai testimoni. E’ morto ed è risuscitato ». Questa opera è quindi una grande e ardente testimonianza su Gesù di Nazareth e sul suo significato per la storia dell’umanità e per la percezione della vera figura di Dio. E’ sempre confortante leggere testimonianze come questa. A mio avviso, il libro è bellissimo, si legge con una certa facilità e ci fa capire meglio Gesù Figlio di Dio e al tempo stesso la grande fede dell’autore. Ma esso non si limita al solo dato intellettuale. Ci indica la via dell’amore di Dio e del prossimo, come quando spiega la parabola del buon Samaritano: «Ci accorgiamo che tutti noi abbiamo bisogno dell’amore salvifico che Dio ci dona, al fine di essere anche noi capaci di amare, e che abbiamo bisogno di Dio, che si fa nostro prossimo, per riuscire ad essere il prossimo di tutti gli altri» (p. 226). Pensavo anch’io, verso la fine della mia vita, di scrivere un libro su Gesù come conclusione dei lavori che ho svolto sui testi del Nuovo Testamento. Ora, mi sembra che questa opera di Joseph Ratzinger corrisponda ai miei desideri e alle mie attese, e sono molto contento che lo abbia scritto. Auguro a molti la gioia che ho provato io nel leggerlo.

(traduzione dal francese di Daniela Maggioni)

Carlo Maria Martini

Corriere della Sera, 24 maggio 2007

23/05/07

La verginità perpetua della Beata Vergine Maria

E' un valore messo spesso in discussione dalla teologia protestante ma che ha solidi fondamenti scritturistici:
- Maria è sempre chiamata "fidanzata" o "sposa" e mai moglie di Giuseppe;
- la genealogia di Matteo termina insolitamente con IL figlio di Maria (al singolare...) e non il figlio di Maria e Giuseppe;
- Annunciazione: nella traduzione letterale la risposta di Maria sarebbe: "Come sarà, dal momento che non conosco uomo e non lo voglio conoscere"?
- la paternità naturale di Gesù è spesso attribuita allo Spirito Santo.

Una lunga Tradizione attribuisce a Maria l'intenzione di donarsi interamente a Dio fin dall'infanzia ed i padri della Chiesa parlano di verginità prima e durante il parto, che è senza dolori.
Come è possibile?
Così come un raggio di sole passa attraverso il vetro senza romperlo. Il prodigio testimonia l'origine soprannaturale di quel bambino, che è Dio.
(le obiezioni esegetiche sui fratelli e sorelle di Gesù sono confutabili dal fatto che non esiste un termine ebraico per designare i cugini per cui questi vengono definiti fratelli).

Il significato teologico della verginità è da ricercarsi nell'instaurarsi, con Gesù, della nuova creazione, dono di Dio. Anche la nostra accoglienza di Dio ha carattere verginale, perchè interamente donata all'uomo dallo Spirito.
Maria, in quanto vergine e madre, è anche tipo e modello della Chiesa, in cui occupa il primo posto: con la fede ed obbedienza generò il Figlio di Dio. Anche la Chiesa con il Battesimo genera i figli di Dio.

Un saluto, Madre, da questo message in a bottle.

20/05/07

La nostra alba


Il nostro cuore è pieno di nubi, che non permettono al sole di Cristo di entrare.

Allontaniamo tali nubi (orgoglio, avidità, avarizia, egoismo ecc.) per permettere a quel Sole di risplendere e riscaldarci.

E allora sarà l'alba della nostra vita...

16/05/07

Il discorso all'Areopago

La lettura della liturgia odierna ci narra il celebre discorso tenuto da Paolo all'Aeropago di Atene, cioè il luogo di scambio di opinioni così tanto caro alla cultura ellenistica. E' da notare come Paolo, da esperto di comunicazioni qual era, non rovescia subito la verità sugli interlocutori ma ci arriva progressivamente (siamo capaci di seguire questo esempio?): cerca punti in comune ma poi annunzia il kerigma, cioè Cristo morto e risorto.
Ed è lì che si interrompe il dialogo: "su questo ti sentiremo un'altra volta..."
Era qualcosa che strideva enormemente con la loro cultura, ma anche oggi, noto, è difficilissimo parlare del Risorto a uomini di cultura....


At 17, 15-22 - 18, 1
Dagli Atti degli Apostoli.

In quel tempo, quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l'ordine per Sila e Timòteo di raggiungerlo al più presto. Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la città piena di idoli. Discuteva frattanto nella sinagoga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno sulla piazza principale con quelli che incontrava. Anche certi filosofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: «Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?» . E altri: «Sembra essere un annnunziatore di divinità straniere» ; poiché annunziava Gesù e la risurrezione. Presolo con sé, lo condussero sull'Areòpago e dissero: «Possiamo dunque sapere qual è questa nuova dottrina predicata da te? Cose strane per vero ci metti negli orecchi; desideriamo dunque conoscere di che cosa si tratta» . Tutti gli Ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo più gradito che parlare e sentir parlare. Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dá a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo. Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana. Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti» . Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un'altra volta» . Così Paolo uscì da quella riunione. Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro. Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto.

15/05/07

L'eterno momento


Il mare sconfinato rimanda all'eterno di Dio e il naufragar m'è dolce...

Med diet 'cuts lung disease risk'

Eating a Mediterranean diet halves the risk of serious lung disease like emphysema and bronchitis, a study says.
Grouped under the umbrella term chronic obstructive pulmonary disease (COPD), they are expected to become the world's third leading cause of death by 2020.
French researchers tracked almost 43,000 men for 12 years.
The Thorax study suggests the diet - with much fruit, vegetables, grains and fish - is rich in anti-oxidants, which cut the risk of tissue inflammation.
Alternatively, lower levels of sugar and nitrates in the diet - both of which have been linked to impaired lung function - may play a role.
A more standard Western diet tends to include higher levels of processed foods, refined sugars, and cured and red meats than the Mediterranean diet.
The researchers, from the French research institute Inserm, found that a Mediterranean diet was associated with a 50% lower risk of developing COPD than the Western diet - even after taking factors such as smoking and age into account.
And men who ate a predominantly Western diet were more than four times as likely to develop COPD.
Other benefits
The study showed that the higher the compliance with a Mediterranean diet, the lower the risk of developing COPD over the 12-year period.
Conversely, the higher the compliance with the Western diet, the higher was the risk of developing COPD.
Last month, an international study reported that a Mediterranean diet helped prevent the development of asthma and respiratory allergies in children.
And last year, US researchers found that eating a Mediterranean diet could reduce the risk of developing Alzheimer's.
Dr Keith Prowse, chairman of the British Lung Foundation, said: "COPD is a hugely disabling illness and we welcome the findings of this large study which provide an interesting insight into a possible link between diet and the disease.
"COPD is the only major cause of death whose incidence is on the increase in the UK and we urgently need more research into all aspects of the disease so that health services can prevent and treat it more effectively."


BBC NEWS on line

13/05/07

Dai, Luna Rossa!



Trovo affascinante questo sport e questa sfida dell'America's Cup: le variabili che influiscono, il vento, la tecnica, l'equipaggio, la fortuna lo rendono unico.


Domani iniziano le semifinali con BMW Oracle: che vinca il migliore!

God alone suffices

Let nothing disturb you
Let nothing frighten you
All things are passing

God alone does not change
Patience achieves everything
Whoever has God lacks nothing
God alone suffices.


ST. TERESA OF AVILA

10/05/07

Avviso ai naviganti

Il blog è in fase di strutturazione, come avete ben notato. Le nuove potenzialità offerte dalla piattaforma Google (eccellente...) lo renderanno sicuramente diverso dal vecchio Message in a bottle su Tiscali.
Al momento, si susseguono diversi post e magari non c'è spazio per discutere di qualcosa di specifico.
Nel frattempo, però, sono sempre graditi commenti e consigli. Ad esempio, mi chiedo se tenere in vita il vecchio sito o toglierlo, oppure lasciarlo così e aggiornare solo il nuovo, oppure aggiornare di tanto in tanto anche il vecchio.
Che ne pensate?

Oratio ante studium (english)

O INFINITE Creator,
who in the riches of Thy wisdom didst appoint three hierarchies of Angels and didst set them in wondrous order over the highest heavens, and who didst apportion the elements of the world most wisely:
do Thou, who art in truth the fountain of light and wisdom, deign to shed upon the darkness of my understanding the rays of Thine infinite brightness, and remove far from me the twofold darkness in which I was born, namely, sin and ignorance.
Do Thou, who givest speech to the tongues of little children, instruct my tongue and pour into my lips the grace of Thy benediction. Give me keenness of apprehension, capacity for remembering, method and ease in learning, insight-in interpretation, and copious eloquence in speech. Instruct my beginning, direct my progress, and set Thy seal upon the finished work, Thou, who art true God and true Man, who livest and reignest world without end.
Amen.

Written by St. Thomas Aquinas (1225-1274), who would often recite this prayer before he began his studies, writing, or preaching.

Oratio ante studium (latino)

CREATOR ineffabilis,
qui de thesauris sapientiae tuae tres Angelorum hierarchias designasti et eas super caelum empyreum miro ordine collocasti atque universi partes elegantissime distribuisti:
Tu, inquam, qui verus fons luminis et sapientiae diceris ac supereminens principium, infundere digneris super intellectus mei tenebras tuae radium claritatis, duplices, in quibus natus sum, a me removens tenebras, peccatum scilicet et ignorantiam.
Tu, qui linguas infantium facis disertas, linguam meam erudias atque in labiis meis gratiam tuae benedictionis infundas. Da mihi intelligendi acumen, retinendi capacitatem, addiscendi modum et facilitatem, interpretandi subtilitatem, loquendi gratiam copiosam. I
ngressum instruas, progressum dirigas, egressum compleas.
Tu, qui es verus Deus et homo, qui vivis et regnas in saecula saeculorum.
Amen.

(S.Tommaso d'Aquino)

09/05/07

Dove cercare Dio?

Dentro di te...

Il cuore più bello

C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti gliel'ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: "Beh, a dire il vero.. il tuo cuore è molto meno bello del mio." Quando lo mostrò, aveva puntàti addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dove dalle quali erano stati asportàti dei pezzi e rimpiazzàti con altri, ma non combaciavano bene - così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello. Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Starai scherzando!", disse. "Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime." "Vero", ammise il vecchio. "Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi – e così ho qualche bitorzolo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che provo anche per queste persone.. e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la VERA bellezza?" Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Il giovane guardò il suo cuore, che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui. Si abbracciarono e se ne andarono passeggiando insieme.

(storia indiana)

Quando una madre piange

Stava, una sera afosa, la Vergine Maria - così narra una leggenda gentile - seduta alla porta, con il Bambino addormentato sulle ginocchia. Passò un coro di giovani allegri che andavano a divertirsi: e il Bambino dormendo non li udì. Passò un corteo di nozze con fiaccole e gridi festosi: e il Bambino dormendo non li udì. La Vergine Maria pensava in quel momento alla parola che Simeone, il vecchio del tempio, le aveva detto; a quella spada pensava che le avrebbe trapassato il cuore.Intanto una lacrima le tremò sospesa un poco tra le ciglia. Il Bambino sobbalzò nel sonno e aprì gli occhi. "Che hai piccino?", gli disse curvandosi maternamente."Mamma! Ho udito un tonfo, come di qualcosa che mi cadesse in cuore".
Tra i tumulti del mondo, le lagrime silenziose delle madri di famiglia, dei padri di famiglia, ancora fanno sobbalzare il cuore del Figlio di Dio.

Intestino libero

IL MUCO INTESTINALE

Tratto da: Mucusless diet healing system, by Prof. Arnold Ehret's. Benedict Lust Publications, Paperback 1976, ISBN: 0879040041.

Se osserviamo il corpo umano noteremo che ospita un complicatissimo apparato idraulico, con una grande quantità di tubi e tubicini in cui circolano i liquidi del corpo: principalmente sangue e linfa. Vi sono alcuni alimenti che, durante la digestione, diventano una specie di colla, detta muco, capace di attaccarsi alle pareti intestinali ed altre condutture organiche, e ricoprirle con uno strato sempre più spesso.
Questo fenomeno può esistere anche quando si usufruisce di una evacuazione regolare perché dipende dal tipo di cibo ingerito. Alcuni alimenti, infatti, creano molto muco (farinacei, carne, vitello, pollo, molluschi, tuorlo d'uovo, lenticchie, arachidi) ed altri lo sciolgonoo (agrumi in genere, frutta e verdura fresca, uva passa, cetrioli).
Chi ama fare esperimenti in cucina, può verificare quanto i prodotti con la farina bianca siano "collosi", facendo cuocere per alcuni minuti una pastella di farina bianca stemperata con acqua. Otterrà un'ottima colla tuttora utilizzata per rilegare i libri antichi di un certo valore.
Il fatto che gli agrumi tendono a sciogliere il muco spiega perché alcune persone dopo aver mangiato fragole con limone hanno il visto costellato di brufoletti. Il muco sciolto ha intossicato il sangue, i reni non sono riusciti a purificarlo completamente e l'organismo ha "scaricato" le tossine in eccesso sulla pelle. Ricordiamo che la pelle, insieme ai reni e polmoni, ha anche il compito di eliminare i rifiuti organici.
Il muco intestinale, sostanzialmente, è il risultato di anni ed anni di accumulo di sostante organiche collose sulle pareti dell'intestino. Si pensi che, mediante autopsia, si è riscontrata in certe persone una presenza di muco ammontante fino a 7-8 kg, di cui la parte più vecchia risalente anche a 10 anni prima. Siccome si tratta di sostanza organiche costantemente alla temperatura di 37 gradi, è facile immaginare quanto il muco sia imputridito e come i nutrimenti portati dagli alimenti ne siano avvelenati essendo costretti ad attraversarlo prima di essere distribuiti a tutto l'organismo.
A ciò si devono aggiungere le sostanze tossiche prodotte dalla flora batterica alterata (ammoniaca, cadaverina, putrescina, fenolo, indolo, ecc.) che, avvelenando l'intero organismo ed alterando il pH (livello di acidità) cellulare, creano il terreno adatto per moltissime patologie ed un indebolimento del sistema immunitario.
Il comune raffreddore è un classico esempio di accumulo di muco nelle vie respiratorie in cui i batteri possano vivere e moltiplicarsi. Va sottolineato che ogni specie vivente necessita di un "terreno adatto" per poter vivere, ed il muco è quanto di meglio possiamo offrire per ospitare in noi i microrganismi apportatori di influenze, raffreddori, forme catarrali e similari.

Suggerimenti per eliminare il muco intestinale.

Iniziare la giornata con un bicchiere di acqua tiepida a cui sia stato aggiunto il succo di mezzo limone (si può dolcificare con poco fruttosio o zucchero di canna). Questa bevanda, presa il mattino a digiuno, rappresenta un ottimo sistema per liberarsi dal muco intestinale e fare provvista di vitamina C. Sarebbe un'abitudine da conservare per tutta la vita.
Evitare i cibi che creano il muco (farina bianca e derivati, riso brillato, uova, formaggi, carne, pesce, salumi e insaccati).
Utilizzare cibi che sciolgono il muco: agrumi, fichi freschi o secchi, uva passa, verdura e frutta cruda in genere.
Usare frutta e verdura cruda possibilmente di stagione.
Due cucchiaini di amaro svedese presi in acqua calda dopo il pranzo, rappresentano una cura assai valida per sciogliere il muco.

Attenzione: può accadere che durante la pulizia dell'intestino il muco sciolto intossichi il sangue e causi mal di testa frontale. Se ciò dovesse accadere provvedere con un lavaggio intestinale (enteroclisma) mediante un litro e mezzo di acqua tiepida con sciolto un cucchiaio di sale fine.