Message in a bottle

Message in a bottle

30/05/07

Atmosphere songs

Oltre al rock, genere preferito, mi piacciono molto le canzoni che creano atmosfera. Ultimamente ho apprezzato il rifacimento di "Se tu non torni" di Miguel Bosè: la nuova versione, "Si tu no vuelves", cantata in duetto con Shakira, è davvero molto bella.
Discreta anche "Il vento" per la bella voce di Andra Mirò.
In generale, la musica è un'arte che eleva l'animo. Credo che un musicista difficilmente è lontano da Dio, anche se magari non lo sa, proprio perchè la bellezza richiama sempre il Creatore.
Anche chi ama la musica in genere è una persona profonda e gentile d'animo.
La televisione, per esempio, non emoziona.

Vivere la carità intellettuale...

- E' dalle cose più facili che bisogna pervenire alle più difficili
- Sii tardo a parlare e restio alle situazioni che producono dispersione
- Abbi una coscienza pura
- Non tralasciare la preghiera
- Sii amante del silenzio e del raccoglimento
- Non essere curioso dei fatti altrui
- Non ti intromettere nei discorsi e nelle dicerie effimere
- Imita l'esempio dei santi e dei buoni
- Non guardare chi parla, ma tieni a mente ciò che dice di buono
- Comprendi ciò che leggi e ascolti
- Certificati delle cose dubbie
- Non cercare cose superiori alle tue capacità.

(S.Tommaso d'Aquino - Consigli per ben studiare e per rettamente impostare la vita)

27/05/07

Il frutto dello Spirito

Gal 5, 16-22

Il contesto di questa lettera è la disputa alzata da alcuni Ebrei divenuti Cristiani i quali vorrebbero che anche tutti i pagani che si convertono al cristianesimo, abbraccino anche tutte le norme giudaiche quali la circoncisione e le altre pratiche.
Paolo difende con tono deciso la libertà di ognuno come mezzo per un rapporto con Dio che sia basato sull'amore di lui e non su pratiche legalistiche.
La stessa tematica verrà ripresa in maniera più calma ed approfondita nella lettera ai Galati.
In questo passo si nota subito che Paolo fa la differenza tra opere, che sono della carne, e frutti, che sono dello Spirito.
In Paolo il termine opera ha sempre un valore negativo e indica lo sforzo umano di costruirsi la religione dal basso. E' un voler raggiungere Dio con il proprio sforzo per poterlo manipolare a piacere. E' la torre di Babele. Frutto, invece, è qualche cosa che esce spontaneo dall'albero.
Anche quando parla della carne Paolo è alquanto negativo. L'uomo-carne è l'uomo abbandonato alle sue sole forze, al contrario l'uomo-spirito è l'uomo interpellato da Dio e segue la fede.
Quindi quando egli fa la lista delle "opere della carne", non può essere che una lista fortemente negativa. D'altronde lui sa bene che ogni uomo è tempio dello Spirito, non esiste un uomo in cui Dio non abbia la sua influenza a meno che la persona stessa si metta in netta opposizione e rifiuto di Dio. La fonte di tutti i peccati, quindi, non sta nell'uomo ma nel suo voler fare a meno di Dio.
Naturalmente la lista non è e non vuol essere esauriente, e soprattutto più che di peccati (singoli atti), si parla di vizi (attitudini).
La morale che Paolo presenta, è invece eredità del Regno, è qualcosa che è basato sulla speranza ma che richiede un continuo sforzo personale per preparare la venuta del Messia, per vincere le tendenze della carne.
Come per i vizi, così anche per il frutto dello Spirito, non c'è una lista esauriente ed esso non si riferisce solo ai santi o a coloro che sono in Paradiso, ma è una realtà per ogni giorno e per ogni credente.
Anche qui si fa peso soprattutto sulle virtù sociali: pace, gioia, ecc.
Abbiamo detto che il frutto esce spontaneo dall'albero, ma questo non vuol dire passività. Proprio perché sono frutti specialmente sociali, esigono collaborazione umana. Per questo S. Paolo dice: "Se viviamo dello Spirito, camminiamo secondo lo Spirito".

LE OPERE DELLA CARNE

Per San Paolo è indispensabile che la libertà del Cristiano non significhi fermarsi alle bassezze della natura umana, ma libertà di camminare nella vita dello Spirito. Ognuna delle parole che Paolo usa nasconde un'immagine: esaminiamole.

Fornicazione; E` stato detto, e corrisponde a verità, che la castità è una virtù introdotta nel mondo per la prima volta dal Cristianesimo. Il cristianesimo sorse in un mondo in cui l'immoralità sessuale non solo era accettata, ma spesso era considerata indispensabile per una vita ordinaria. Quando non si pone Dio come unico oggetto del nostro amore, si arriva un po'' alla volta a giustificare qualsiasi altro tipo di amore.

Impurità; La parola che Paolo usa è "akatharsia", una parola molto interessante. Può essere usata per descrivere il pus di una ferita infetta, per descrivere un albero che non è mai stato potato, o materiale grezzo che non è mai stato setacciato. La sua forma positiva (l'aggettivo "Katharos" che vuol dire puro) è comunemente usato nei contratti riguardanti case, per dire che sono state lasciate pulite e in buone condizioni. Ma l'uso più interessante di questo aggettivo è per la purezza cerimoniale che permette all'uomo di avvicinarsi agli dei per pregare. Impurità, quindi, è quella cosa che rende un uomo indegno di comparire davanti a Dio, la sporcizia della vita e tutto quanto ci separa da Dio. Non solo, quindi, l'aspetto sessuale del quale si è già parlato prima, ma qualsiasi altra azione fatta con intenzione non buona.

Libertinaggio; Questa parola ("Aselgeia") è stata definita: "prontezza ad ogni piacere". L'uomo che la pratica non conosce limiti o controllo di sé. Flavio Giuseppe, usa questa parola quando parla di Gezabele mentre costruisce a Gerusalemme il tempio di Baal. L'idea è quella di un uomo che si è lasciato coinvolgere così tanto dai suoi desideri da non preoccuparsi più per quello che gli altri dicono o pensano. Il lasciarsi prendere dalle passioni è come una droga che un po'' alla volta addormenta la nostra coscienza.

Idolatria; Questo significa adorare dei costruiti dalle mani degli uomini. Si ha questo peccato quando cose materiali hanno preso il posto di Dio. Quante delle nostre cose sono diventate indispensabili nella nostra vita, più importanti di Dio, e questo anche per persone col voto di povertà.

Stregoneria; Letteralmente questo significa uso di medicine. Può essere una cosa guidata bene da un dottore, ma può anche essere occasione per avvelenare una persona. Col tempo questa parola divenne sinonimo dell'uso di droghe per i riti magici, cosa di cui il mondo antico era pieno. Pensiamo all'uso di mezzi che ci aiutano a pregare. Sono cosa ottima; ma se diventiamo schiavi dei mezzi, se essi ci producono dei surrogati di preghiera, se la fanno diventare fredda e meccanica, bisogna rivederli.

Inimicizia; reca l'idea di un uomo che è sempre ostile agli altri. E' l'esatto opposto della virtù cristiana dell'amore per i fratelli e tutte le persone. Non è necessario arrivare a litigi o odio aperto. E' l'attitudine generale che deriva da una chiusura in sé e dalla paura che qualsiasi apertura verso l'altro ci danneggi.

Discordia; Originariamente questa parola riguardava le rivalità per dei premi. In quel senso può avere un valore positivo (gareggiare), ma è soprattutto usato per descrivere una rivalità che poi finisce in lite e lotta. L'oggetto in palio passa in secondo piano e l'attenzione si focalizza di più sugli sbagli degli altri.

Gelosia; deriva dalla parola Zelo che è originariamente buona. Significa emulare, il desiderio di raggiungere la nobiltà quando essa è intravista. Lungo il tempo in senso è degenerato ed è arrivato ad assumere il significato di voler ottenere quello che qualcun altro ha e che non spetta a noi avere. Essa ci fa perdere di vista la nostra vocazione e il valore dei doni che Dio ci ha dato, e ci concentriamo sui doni degli altri. E' il vecchio detto: "L'erba del vicino è sempre più verde".

Dissensi; Qui la traduzione italiana mette assieme due parole che significano letteralmente perdere il controllo di sé e ricerca del proprio interesse. La prima non è collera, è un qualche cosa che scoppia ora e poi si smorza quasi subito, uno scatto d'ira. La seconda è un cercare di raggiungere delle cariche o posizioni politiche non per il servizio che si può fare agli altri ma per quel che ci si guadagna. Quante volte permettiamo che l'arrivismo rovini il nostro rapporto con gli altri e il nostro apostolato.

Divisioni; Letteralmente questa parola significa starsene da una parte. Essa descrive una società i cui membri invece di incontrarsi e collaborare se ne vanno ognuno per conto proprio senza un minimo interesse per il bene comune. Quanto è vero anche in comunità religiose in cui non c'è dialogo!

Fazioni; Queste possono essere descritte come divisioni ormai cristallizzate. La parola greca è "hairesis", da cui deriva la nostra "eresia". Originariamente la parola "Hairesis" non era negativa, deriva dalla radice di "scegliere" ed era usata per descrivere una scuola filosofica o un gruppo di scolari che condividevano una certa teoria. Il problema è che spesso nella storia coloro che avevano punti di vista diversi, sono finiti per rifiutare non tanto l'idea dell'altro quanto la persona stessa. E' arroccarsi sulle proprie posizioni senza preoccuparsi di ascoltare e capire gli altri. Dovrebbe essere possibile aver idee diverse ma pure rimanere buoni amici.

Invidia; Questa parola ("fthonos") è molto significativa. Euripide l'ha definita "la peggiore tra le malattie degli uomini". L'essenza di questa parola è che non descrive lo spirito che desidera, in modo nobile o meno, ciò che un altro ha: ma lo spirito che porta rancore semplicemente per il fatto che l'altro ha queste cose. Non vuole tanto le cose per se stesso, ma semplicemente il fatto che esse vengono tolte all'altro. Gli Stoici la definivano "il dolore per il bene di qualcun altro". San Basilio la chiama: "dolore per la fortuna del tuo vicino". E' la qualità non tanto della persona gelosa, quanto della mente esacerbata. Ogni ulteriore commento è superfluo.

Ubriachezza; Questo non era un vizio tanto comune nell'antichità. I greci bevevano più vino che latte, e persino i bambini bevevano vino, ma lo bevevano sempre mescolato ad acqua in porzioni di due a tre. I Cristiani, come d'altronde anche i Greci, condannavano l'ubriachezza come il vizio che trasforma le persone in bestie. Oggi non è solo il vino che ci ubriaca.

Orge;
Questa è una parola con una storia interessante. Un orgia ("Komos") era una banda di amici che accompagnava il vincitore di una gara a festeggiare la vittoria. Essi danzavano, ridevano e ne cantavano le lodi. La parola descrive anche le bande dei devoti di Bacco, dio del vino. Ora significa una baldoria incontrollata che degenera in scostumatezza. Qui potremmo in un certo senso farci entrare il gusto di parlare "sporco" o di ridere di cose stupide, caratteristico di tanti giovani. Quanti tra i nostri giovani si lasciano trascinare dai compagni a comportamenti cattivi o pericolosi solo perché non hanno il coraggio di dire di no al gruppo o hanno paura di apparire dei deboli.
Se andiamo alla radice di tutte queste parole vediamo che la vita non è poi cambiata molto dai tempi di Paolo.

IL FRUTTO DELLO SPIRITO

C'è subito da notare che si parla di "frutto" e non di frutti. Il frutto è unico, è la capacità di camminare alla presenza di Dio, ma di volta in volta essa assume aspetti diversi: amore, pace, gioia, ecc.
Come aveva fatto nei versi precedenti per le opere della carne, ora Paolo prepara una lista di cose buone che sono frutto dello Spirito. Anche qui guardiamo a ciascuna parola.


Amore; La parola usata dal Nuovo Testamento è "Agape". Questa parola non è molto usata nel greco classico. In greco ci sono quattro parole diverse per tradurre l'italiano "Amore":
a) "Eros"; significa l'amore di un uomo per una ragazza; è un amore che ha in sé una forte passione. Nel NT Eros non è mai usato.
b) "Philia" è il caldo amore che noi proviamo per coloro che ci sono più vicini o più cari; è una cosa del cuore. E' usata anche per descrivere interessi tipo musica, pittura ecc.
c) "Storge"; significa piuttosto affetto ed è usato specialmente per l'amore dei genitori e dei figli.
d) "Agape," il significato cristiano di questa parola è una benevolenza che non si può guadagnare o ripagare. Significa che nonostante tutti i difetti, le ingiustizie, le offese o le umiliazioni che un uomo può infliggerci, noi non cercheremo mai nient'altro che il suo bene. Pertanto esso è un sentimento sia della mente che del cuore; coinvolge sia le emozioni che la volontà. Descrive lo sforzo, che si può fare solo con l'aiuto di Dio, di ricercare solo ciò che è meglio per ciascuno, anche per coloro che ci fanno del male.


Gioia; la parola greca è "chara," e il più delle volte descrive quella gioia che ha una base nella religione (vedi ad esempio sal.30:11; Rom.14:17; Rom.15:13; Fil.1:4; Fil.1:25). E' una gioia che non viene dalle cose terrene, né tanto meno dal trionfare sopra qualcuno. E' una gioia che ha le sue fondamenta in Dio.

Pace; Nel greco dei tempi di Paolo, questa parola ("eirene") aveva due significati interessanti: Era usata per descrivere la serenità di una nazione che si trova sotto il dominio di un imperatore buono, giusto e benevolo. Era usata anche per descrivere l'ordine in una città o in un villaggio. Ogni villaggio aveva un ufficiale chiamato il sovrintendente all'"eirene", il custode della pace pubblica. Normalmente nel NT "eirene" traduce l'ebraico "Shalom" e significa non solo libertà da problemi, ma presenza di ogni cosa necessaria per raggiungere la condizione migliore di un uomo. Qui significa quella tranquillità di cuore che deriva dalla coscienza che la nostra vita è nelle mani di Dio. E' interessante notare che "chara" ed "eirene" diventarono nomi molto comuni nella Chiesa antica.

Pazienza "Makrothumia"; Questa è una parola molto forte. L'autore del 1 libro dei Maccabei (1Macc.8:4) dice che i Romani diventarono padroni del mondo grazie alla loro "makrothumia", cioè attraverso quella costanza che non avrebbe mai fatto pace con un nemico, neppure in caso di sconfitta; una sorta di pazienza conquistatrice. Normalmente parlando, questa parola non è usata riguardo alle cose o agli eventi della vita, ma riguardo alle persone. San Giovanni Crisostomo dice che essa è la grazia dell'uomo che avrebbe la possibilità di vendicarsi ma non lo fa, l'uomo che è "lento all'ira". E' Molto significativo il fatto che questa parola nel NT è usata per descrivere l'attitudine di Dio nei confronti dell'uomo (Rom.2:4; Rom.9:22; 1Tim.1:16; 1Pt.3:20). Se Dio fosse un uomo avrebbe annientato il mondo già da molto tempo; ma egli ha una pazienza che sopporta tutti i nostri errori e non ci abbandonerà mai. Nel nostro comportamento verso gli altri, dobbiamo riprodurre questa attitudine amorevole, paziente, misericordiosa che Dio ha nei nostri confronti.

Benevolenza e bontà; sono parole strettamente collegate. La parola che traduciamo con benevolenza è "chrestotes." Essa è spesso tradotta anche con bontà. Qualcuno la traduce anche con "dolcezza". E' una bellissima parola. Plutarco dice che essa è molto più ampia che la giustizia. Il vino vecchio è chiamato "chrestos," "amabile." Il giogo di Cristo è chiamato "chrestos," (Mt.11:30), cioè non dà fastidio, L'idea è quella di una bontà che è anche gentilezza. Invece la parola che Paolo usa per "bontà" ("agathosune") è tipica della bibbia e non la si trova nel greco profano (Rom.15:14; Ef.5:9; 2Tess.1:11). E' la parola più ampia per rendere la bontà. La si può definire "una virtù equipaggiata di ogni cosa necessaria". Qual è la differenza tra le due parole? "Agathosune" ha la possibilità e capacità di richiamare e rimproverare, "chrestotes" può solo aiutare. Trench dice che Gesù dimostrò "agathosune" quando ripulì il tempio da tutti i venditori che lo avevano trasformato in un mercato, ma mostrò "chrestotes" quando fu gentile con la peccatrice che gli aveva unto i piedi. Il cristiano ha bisogno di quella bontà che sa essere contemporaneamente gentile ma decisa.

Fedeltà; questa parola ("pistis") è comunemente usata nel greco classico per "degno di fiducia". E' caratteristica dell'uomo del quale ti puoi fidare.

Mitezza; "praotes" E' la parola più difficile da tradurre. Nel Nuovo Testamento ha tre significati principali. (a) Il mite è colui che è sottomesso alla volontà di Dio (Mt.5:5; Mt.11:29; Mt.21:5). (b) E' anche un soggetto a cui si può insegnare, che non è troppo orgoglioso per imparare (Gd. 1:21). (c) Il più delle volte significa "mansueto" (1Cor.4:21; 2Cor.10:1; Ef.4:2). Aristotele definisce "praotes" l'uomo che non è né troppo facile all'ira né completamente esente da essa, la qualità dell'uomo che è sempre arrabbiato al momento giusto e mai al momento sbagliato. Una cosa che può rendere ancor più il senso è sapere che l'aggettivo "praus" è usato per un animale che viene domato e tenuto sotto controllo; quindi la parola parla di quel controllo di sé che solo Cristo può darci.

Dominio di sé; la parola è "egkrateia" e Platone la usa per indicare la padronanza di sé. E' lo spirito forte che ha messo sotto controllo i suoi desideri e la sua ricerca di piacere. E' usato per la disciplina che l'atleta impone al suo corpo (1Cor.9:25) ed è usato anche per il controllo che il Cristiano ha della sessualità (1Cor.7:9). Il greco profano usa questa parola per parlare dell'Imperatore capace di far sì che i propri interessi personali non influenzino le sue decisioni a favore del popolo. E' la virtù per la quale un uomo diventa così padrone di se stesso da essere pronto a diventare servo degli altri.

dal sito del Rinnovamento

Veni, Creator Spiritus



Veni, creátor Spíritus,
mentes tuórum vísita,
imple supérna grátia,
quæ tu creásti péctora.

Qui díceris Paráclitus,
altíssimi donum Dei,
fons vivus, ignis, cáritas,
et spiritális únctio.

Tu septifórmis múnere,
dígitus patérnæ déxteræ,
tu rite promíssum Patris,
sermóne ditans gúttura.

Accénde lumen sénsibus,
infúnde amórem córdibus,
infírma nostri córporis
virtúte firmans pérpeti.

Hostem repéllas lóngius
pacémque dones prótinus;
ductóre sic te prǽvio
vitémus omne nóxium.

Per Te sciámus da Patrem
noscámus atque Fílium,
teque utriúsque Spíritum
credámus omni témpore.

Deo Patri sit glória,
et Fílio, qui a mórtuis
surréxit, ac Paráclito,
in sæculórum sǽcula.
Amen.

26/05/07

Sogni...

Ho messo 20 euro di benzina oggi ed ho notato che la verde è arrivata a 1,325!
mentre facevo il solito viaggetto pensavo: "ma mannaggia..., non potrei innammorarmi della figlia di un benzinaio? Non dovrebbe essere solo un po' innammorata ma dovrebbe letteralmente perdere la testa per me al punto che ogni volta che mi fermo nella grandissima stazione di servizio e faccio finta di pagare il pieno, suo padre mi fa: "ma va va... andate a scorrazzare un po' e fate i bravi..."".
che bello sarebbe per me, che mi piace tanto guidare! Due piccioni con una fava!
avrei risolto i problemi dell'aumento del prezzo del greggio che fa automaticamente calare i litri di carburante incamerati...
Un'alternativa sarebbe che il message in a bottle finisse tra le mani di un facoltoso imprenditore che ha i cassetti pieni di buoni benzina. Presomi a simpatia, mi scrive in privato dicendomi: "mi daresti gentilmente il tuo indirizzo per spedirti i buoni?"
Così, senza troppe spiegazioni... :)

English:
is there someone on the Net who can give me oil for free? Should I fall in love with a benzinaio's daughter?

Anima, quante risate ti stai facendo?

25/05/07

I'd give it...


I'd give it to a girl I know but I 'm sorry I can't....

24/05/07

Commento del Card.Martini al libro del Papa

Cercherò di rispondere a cinque domande:
1. Chi è l’autore di questo libro?
2. Qual è l’argomento di cui parla?
3. Quali sono le sue fonti?
4. Qual è il suo metodo?
5. Che giudizio dare sul libro nel suo insieme?

1. L’autore di questo libro è Joseph Ratzinger, che è stato professore di teologia cattolica in varie Università tedesche a partire dagli anni Cinquanta e, in questa veste, ha seguito l’evolversi e le diverse vicissitudini della ricerca storica su Gesù; ricerca che si è sviluppata anche presso i cattolici nella seconda metà del secolo scorso. L’autore ora è Vescovo di Roma e Papa con il nome di Benedetto XVI. Qui si pone già una possibile questione: è il libro di un professore tedesco e di un cristiano convinto, oppure è il libro di un Papa, con il conseguente rilievo del suo magistero? In verità, per quanto riguarda l’essenziale della domanda, è l’autore stesso nella prefazione a rispondere con franchezza: «Non ho bisogno di dire espressamente che questo libro non è in alcun modo un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del "volto del Signore". Perciò, ciascuno è libero di contraddirmi. Chiedo soltanto alle lettrici e ai lettori di farmi credito della benevolenza senza la quale non c’è comprensione possibile» (p.19). Siamo pronti a fare questo credito di benevolenza, ma pensiamo che non sarà facile per un cattolico contraddire ciò che è scritto in questo libro. Comunque, tenterò di considerarlo con uno spirito di libertà. Tanto più che l’autore non è esegeta, ma teologo, e sebbene si muova agilmente nella letteratura esegetica del suo tempo, non ha fatto studi di prima mano per esempio sul testo critico del Nuovo Testamento. Infatti, non cita quasi mai le possibili varianti dei testi, né entra nel dibattito circa il valore dei manoscritti, accettando su questo punto le conclusioni che la maggior parte degli esegeti ritengono valide.

2. Di cosa parla? Il libro ha come titolo Gesù di Nazaret. Penso che il vero titolo dovrebbe essere Gesù di Nazaret ieri e oggi. E questo perché l’autore passa con facilità dalla considerazione dei fatti che riguardano Gesù all’importanza di quest’ultimo per i secoli seguenti e per la nostra Chiesa. Il libro è pieno di allusioni a problematiche contemporanee. Per esempio, parlando della tentazione nella quale dal demonio viene offerto a Gesù il dominio del mondo, egli afferma che il «suo vero contenuto diventa visibile quando constatiamo che, nella storia, essa prende continuamente una forma nuova. L’Impero cristiano ha cercato molto presto di trasformare la fede in un fattore politico per l’unità dell’Impero… La debolezza della fede, la debolezza terrena di Gesù Cristo doveva essere sostenuta dal potere politico e militare. Nel corso dei secoli questa tentazione—assicurare la fede mediante il potere—si è ripresentata continuamente» (p. 59). Questo genere di considerazioni sulla storia successiva a Gesù e sull’attualità, conferiscono al libro un’ampiezza e un sapore che altri libri su Gesù, in genere più preoccupati dalla discussione meticolosa dei soli eventi della sua vita, non hanno. L’autore dà anche volentieri parola ai Padri della Chiesa e ai teologi antichi. Per esempio, per quanto concerne la parola greca epiousios, egli cita Origene, il quale dice che, nella lingua greca, «questo termine non esiste in altri testi e che è stato creato dagli Evangelisti» (p. 177). Circa l’interpretazione della domanda del Padre Nostro «E non indurci in tentazione», egli richiama l’interpretazione di San Cipriano e precisa: «Così dobbiamo riporre nelle mani di Dio i nostri timori, le nostre speranze, le nostre risoluzioni, poiché il demonio non può tentarci se Dio non gliene dà il potere» (p. 187). Quanto alla storia di Gesù, il libro è incompleto, perché considera solo gli eventi che vanno dal Battesimo alla Trasfigurazione. Il resto sarà materia di un secondo volume. In questo primo volume sono trattati il Battesimo, le tentazioni, i discorsi, i discepoli, le grandi immagini di San Giovanni, la professione di fede di Pietro e la Trasfigurazione, con una conclusione sulle affermazioni di Gesù su se stesso. L’autore parte spesso da un testo o da un evento della vita di Gesù per interrogarsi sul suo significato per le generazioni future e per la nostra generazione. In questo modo il libro diventa una meditazione sulla figura storica di Gesù e sulle conseguenze del suo avvento per il tempo presente. Egli mostra che, senza la realtà di Gesù, fatta di carne e di sangue, «il cristianesimo diviene una semplice dottrina, un semplice moralismo e una questione dell’intelletto, ma gli mancano la carne e il sangue» (p. 270). L’autore si preoccupa molto di ancorare la fede cristiana alle sue radici ebraiche. Gesù, ci dice Mosè, «è il profeta pari a me che Dio susciterà… a lui darete ascolto» (Deuteronomio, 18,15) (p. 22). Ora, Mosé aveva incontrato il Signore.EIsraele può sperare in un nuovo Mosè, che incontrerà Dio come un amico incontra il proprio amico,ma al quale non sarà detto, come a Mosè, «Tu non potrai vedere il mio volto» (Esodo, 33,20). Gli sarà dato di «vedere realmente e direttamente il volto di Dio e di potere così parlare a partire da questa visione» (p. 25). E’ quel che dice il prologo del Vangelo di Giovanni: «Dio, nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato» (Giovanni 1,18). «E’ qui il punto a partire dal quale è possibile comprendere la figura di Gesù» (p. 26). E’ in questo reciproco intrecciarsi di conoscenze storiche e di conoscenze di fede, dove ognuno di questi approcci mantiene la propria dignità e la propria libertà, senza mescolanza e senza confusione, che si riconosce il metodo proprio dell’autore, di cui parleremo più avanti.

3. Quali sono le sue fonti? L’autore non ne tratta direttamente, come spesso avviene in diverse opere dello stesso genere. Forse ne parlerà all’inizio del secondo volume, prima di affrontare i Vangeli dell’infanzia di Gesù. Ma si vede con chiarezza che egli segue da vicino il testo dei quattro Vangeli e gli scritti canonici del Nuovo Testamento. Egli propone anche una lunga discussione sul valore storico del Vangelo di Giovanni, respingendo l’interpretazione di Rudolf Bultmann, accettando in parte quella di Martin Hengel e criticando anche quella di alcuni autori cattolici, per poi esporre una propria sintesi, vicina alla tesi di Hengel, sebbene con un equilibrio e un ordine diversi. La conclusione è che il quarto Vangelo «non fornisce semplicemente una sorta di trascrizione stenografica delle parole e delle attività di Gesù, ma, in virtù della comprensione nata dal ricordo, ci accompagna, al di là dell’aspetto esteriore, fin nella profondità delle parole e degli eventi; in quella profondità che viene da Dio e che conduce verso Dio» (p. 261). Penso che non tutti si riconosceranno nella sua descrizione dell’autore del quarto Vangelo quando egli dice: «Lo stato attuale della ricerca ci consente perfettamente di vedere in Giovanni, il figlio di Zebedeo, il testimone che risponde con solennità della propria testimonianza oculare identificandosi anche come il vero autore del Vangelo» (p.252).

4. Tutto questo rivela con chiarezza il metodo dell’opera. Si oppone fermamente a quello che recentemente è stato chiamato, in particolare nelle opere del mondoanglosassone americano, «l’imperialismo del metodo storico-critico». Egli riconosce che tale metodo è importante, tuttavia corre il rischio di frantumare il testo come sezionandolo, rendendo così incomprensibili i fatti ai quali il testo si riferisce. Egli piuttosto si propone di leggere i vari testi rapportandoli all’insieme della Scrittura. In questo modo, si scopre «che esiste una direzione in tale insieme, che il Vecchio e ilNuovo Testamento non possono essere dissociati. Certo, l’ermeneutica cristologica, che vede in Gesù Cristo la chiave dell’insieme e, partendo da lui, comprende la Bibbia come un’unità, presuppone un atto di fede, e non può derivare dal puro metodo storico. Ma questo atto di fede è intrinsecamente portatore di ragione, di una ragione storica: permette di vedere l’unità interna della Scrittura e, attraverso questa, di acquisire una comprensione nuova delle diverse fasi del suo percorso, senza togliere ad esse la loro originalità storica» (p. 14). Ho fatto questa lunga citazione per mostrare come, nel pensiero dell’autore, ragione e fede siano implicate e «reciprocamente intrecciate», ciascuna con i suoi diritti e il proprio statuto, senza confusione né cattiva intenzione dell’una verso l’altra. Egli rifiuta la contrapposizione tra fede e storia, convinto che il Gesù dei Vangeli sia una figura storica e che la fede della Chiesa non possa fare a meno di una certa base storica. Ciò significa, in pratica, che l’autore, come dice egli stesso a pagina 17, «ha fiducia nei Vangeli», pur integrando quanto l’esegesi moderna ci dice. E da tutto questo scaturisce un Gesù reale, un «Gesù storico» nel senso proprio del termine. La sua figura «è molto più logica e storicamente comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni» (p. 17). L’autore è convinto che «è soltanto se qualcosa di straordinario si è verificato, se la figura e le parole di Gesù hanno superato radicalmente tutte le speranze e tutte le attese dell’epoca che si spiega la sua crocifissione e la sua efficacia», e questo alla fine porta i suoi discepoli a riconoscergli il nome che il profeta Isaia e tutta la tradizione biblica avevano riservato solo a Dio (cf. pp.17-18). Applicando questo metodo alla lettura delle parole e dei discorsi di Gesù, che comprende parecchi capitoli del libro, l’autore rivela di essere persuaso «che il tema più profondo della predicazione di Gesù era il suo proprio mistero, il mistero del Figlio, nel quale Dio è presente e nel quale egli adempie la sua parola» (p. 212). Questo è vero per il Sermone della montagna in particolare, a cui sono dedicati due capitoli, per il messaggio delle parabole e per le altre grandi parole di Gesù. Come dice l’autore affrontando la questione giovannea, cioè il valore storico del Vangelo di Giovanni e soprattutto delle parole che egli fa dire a Gesù, così diverse dai Vangeli sinottici, il mistero dell’unione di Gesù con il Padre è sempre presente e determina l’insieme, pur restando nascosto sotto la sua umanità (cf. p. 245). In conclusione, bisogna «che noi leggiamo la Bibbia, e in particolare i Vangeli come unità e totalità —come richiesto dalla natura stessa della parola scritta di Dio — che, in tutti i suoi strati storici, è l’espressione di un messaggio intrinsecamente coerente» (p. 215).

5. Se tale è il metodo di lettura dell’autore, cosa dobbiamo pensare della riuscita globale dell’opera, al di là del numero di copie vendute nel mondo intero, che tutto sommato non è un indice particolarmente significativo del valore del libro? L’autore confessa che questo libro «è il risultato di un lungo cammino interiore» (p. 19). Se pure ha cominciato a lavorarvi durante l’estate 2003, il libro è tuttavia il frutto maturo di una meditazione e di uno studio che hanno occupato un’intera vita. Ne ha tratto la conseguenza che «Gesù non è un mito, che è un uomo di carne e di sangue, una presenza tutta reale nella storia. Noi possiamo seguire le strade che ha preso. Possiamo udire le sue parole grazie ai testimoni. E’ morto ed è risuscitato ». Questa opera è quindi una grande e ardente testimonianza su Gesù di Nazareth e sul suo significato per la storia dell’umanità e per la percezione della vera figura di Dio. E’ sempre confortante leggere testimonianze come questa. A mio avviso, il libro è bellissimo, si legge con una certa facilità e ci fa capire meglio Gesù Figlio di Dio e al tempo stesso la grande fede dell’autore. Ma esso non si limita al solo dato intellettuale. Ci indica la via dell’amore di Dio e del prossimo, come quando spiega la parabola del buon Samaritano: «Ci accorgiamo che tutti noi abbiamo bisogno dell’amore salvifico che Dio ci dona, al fine di essere anche noi capaci di amare, e che abbiamo bisogno di Dio, che si fa nostro prossimo, per riuscire ad essere il prossimo di tutti gli altri» (p. 226). Pensavo anch’io, verso la fine della mia vita, di scrivere un libro su Gesù come conclusione dei lavori che ho svolto sui testi del Nuovo Testamento. Ora, mi sembra che questa opera di Joseph Ratzinger corrisponda ai miei desideri e alle mie attese, e sono molto contento che lo abbia scritto. Auguro a molti la gioia che ho provato io nel leggerlo.

(traduzione dal francese di Daniela Maggioni)

Carlo Maria Martini

Corriere della Sera, 24 maggio 2007

23/05/07

La verginità perpetua della Beata Vergine Maria

E' un valore messo spesso in discussione dalla teologia protestante ma che ha solidi fondamenti scritturistici:
- Maria è sempre chiamata "fidanzata" o "sposa" e mai moglie di Giuseppe;
- la genealogia di Matteo termina insolitamente con IL figlio di Maria (al singolare...) e non il figlio di Maria e Giuseppe;
- Annunciazione: nella traduzione letterale la risposta di Maria sarebbe: "Come sarà, dal momento che non conosco uomo e non lo voglio conoscere"?
- la paternità naturale di Gesù è spesso attribuita allo Spirito Santo.

Una lunga Tradizione attribuisce a Maria l'intenzione di donarsi interamente a Dio fin dall'infanzia ed i padri della Chiesa parlano di verginità prima e durante il parto, che è senza dolori.
Come è possibile?
Così come un raggio di sole passa attraverso il vetro senza romperlo. Il prodigio testimonia l'origine soprannaturale di quel bambino, che è Dio.
(le obiezioni esegetiche sui fratelli e sorelle di Gesù sono confutabili dal fatto che non esiste un termine ebraico per designare i cugini per cui questi vengono definiti fratelli).

Il significato teologico della verginità è da ricercarsi nell'instaurarsi, con Gesù, della nuova creazione, dono di Dio. Anche la nostra accoglienza di Dio ha carattere verginale, perchè interamente donata all'uomo dallo Spirito.
Maria, in quanto vergine e madre, è anche tipo e modello della Chiesa, in cui occupa il primo posto: con la fede ed obbedienza generò il Figlio di Dio. Anche la Chiesa con il Battesimo genera i figli di Dio.

Un saluto, Madre, da questo message in a bottle.

20/05/07

La nostra alba


Il nostro cuore è pieno di nubi, che non permettono al sole di Cristo di entrare.

Allontaniamo tali nubi (orgoglio, avidità, avarizia, egoismo ecc.) per permettere a quel Sole di risplendere e riscaldarci.

E allora sarà l'alba della nostra vita...

16/05/07

Il discorso all'Areopago

La lettura della liturgia odierna ci narra il celebre discorso tenuto da Paolo all'Aeropago di Atene, cioè il luogo di scambio di opinioni così tanto caro alla cultura ellenistica. E' da notare come Paolo, da esperto di comunicazioni qual era, non rovescia subito la verità sugli interlocutori ma ci arriva progressivamente (siamo capaci di seguire questo esempio?): cerca punti in comune ma poi annunzia il kerigma, cioè Cristo morto e risorto.
Ed è lì che si interrompe il dialogo: "su questo ti sentiremo un'altra volta..."
Era qualcosa che strideva enormemente con la loro cultura, ma anche oggi, noto, è difficilissimo parlare del Risorto a uomini di cultura....


At 17, 15-22 - 18, 1
Dagli Atti degli Apostoli.

In quel tempo, quelli che scortavano Paolo lo accompagnarono fino ad Atene e se ne ripartirono con l'ordine per Sila e Timòteo di raggiungerlo al più presto. Mentre Paolo li attendeva ad Atene, fremeva nel suo spirito al vedere la città piena di idoli. Discuteva frattanto nella sinagoga con i Giudei e i pagani credenti in Dio e ogni giorno sulla piazza principale con quelli che incontrava. Anche certi filosofi epicurei e stoici discutevano con lui e alcuni dicevano: «Che cosa vorrà mai insegnare questo ciarlatano?» . E altri: «Sembra essere un annnunziatore di divinità straniere» ; poiché annunziava Gesù e la risurrezione. Presolo con sé, lo condussero sull'Areòpago e dissero: «Possiamo dunque sapere qual è questa nuova dottrina predicata da te? Cose strane per vero ci metti negli orecchi; desideriamo dunque conoscere di che cosa si tratta» . Tutti gli Ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo più gradito che parlare e sentir parlare. Allora Paolo, alzatosi in mezzo all'Areòpago, disse: «Cittadini ateniesi, vedo che in tutto siete molto timorati degli dei. Passando infatti e osservando i monumenti del vostro culto, ho trovato anche un'ara con l'iscrizione: Al Dio ignoto. Quello che voi adorate senza conoscere, io ve lo annunzio. Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell'uomo né dalle mani dell'uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dá a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l'ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo. Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all'oro, all'argento e alla pietra, che porti l'impronta dell'arte e dell'immaginazione umana. Dopo esser passato sopra ai tempi dell'ignoranza, ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi, poiché egli ha stabilito un giorno nel quale dovrà giudicare la terra con giustizia per mezzo di un uomo che egli ha designato, dandone a tutti prova sicura col risuscitarlo dai morti» . Quando sentirono parlare di risurrezione di morti, alcuni lo deridevano, altri dissero: «Ti sentiremo su questo un'altra volta» . Così Paolo uscì da quella riunione. Ma alcuni aderirono a lui e divennero credenti, fra questi anche Dionigi membro dell'Areòpago, una donna di nome Dàmaris e altri con loro. Dopo questi fatti Paolo lasciò Atene e si recò a Corinto.

15/05/07

L'eterno momento


Il mare sconfinato rimanda all'eterno di Dio e il naufragar m'è dolce...

Med diet 'cuts lung disease risk'

Eating a Mediterranean diet halves the risk of serious lung disease like emphysema and bronchitis, a study says.
Grouped under the umbrella term chronic obstructive pulmonary disease (COPD), they are expected to become the world's third leading cause of death by 2020.
French researchers tracked almost 43,000 men for 12 years.
The Thorax study suggests the diet - with much fruit, vegetables, grains and fish - is rich in anti-oxidants, which cut the risk of tissue inflammation.
Alternatively, lower levels of sugar and nitrates in the diet - both of which have been linked to impaired lung function - may play a role.
A more standard Western diet tends to include higher levels of processed foods, refined sugars, and cured and red meats than the Mediterranean diet.
The researchers, from the French research institute Inserm, found that a Mediterranean diet was associated with a 50% lower risk of developing COPD than the Western diet - even after taking factors such as smoking and age into account.
And men who ate a predominantly Western diet were more than four times as likely to develop COPD.
Other benefits
The study showed that the higher the compliance with a Mediterranean diet, the lower the risk of developing COPD over the 12-year period.
Conversely, the higher the compliance with the Western diet, the higher was the risk of developing COPD.
Last month, an international study reported that a Mediterranean diet helped prevent the development of asthma and respiratory allergies in children.
And last year, US researchers found that eating a Mediterranean diet could reduce the risk of developing Alzheimer's.
Dr Keith Prowse, chairman of the British Lung Foundation, said: "COPD is a hugely disabling illness and we welcome the findings of this large study which provide an interesting insight into a possible link between diet and the disease.
"COPD is the only major cause of death whose incidence is on the increase in the UK and we urgently need more research into all aspects of the disease so that health services can prevent and treat it more effectively."


BBC NEWS on line

13/05/07

Dai, Luna Rossa!



Trovo affascinante questo sport e questa sfida dell'America's Cup: le variabili che influiscono, il vento, la tecnica, l'equipaggio, la fortuna lo rendono unico.


Domani iniziano le semifinali con BMW Oracle: che vinca il migliore!

God alone suffices

Let nothing disturb you
Let nothing frighten you
All things are passing

God alone does not change
Patience achieves everything
Whoever has God lacks nothing
God alone suffices.


ST. TERESA OF AVILA

10/05/07

Avviso ai naviganti

Il blog è in fase di strutturazione, come avete ben notato. Le nuove potenzialità offerte dalla piattaforma Google (eccellente...) lo renderanno sicuramente diverso dal vecchio Message in a bottle su Tiscali.
Al momento, si susseguono diversi post e magari non c'è spazio per discutere di qualcosa di specifico.
Nel frattempo, però, sono sempre graditi commenti e consigli. Ad esempio, mi chiedo se tenere in vita il vecchio sito o toglierlo, oppure lasciarlo così e aggiornare solo il nuovo, oppure aggiornare di tanto in tanto anche il vecchio.
Che ne pensate?

Oratio ante studium (english)

O INFINITE Creator,
who in the riches of Thy wisdom didst appoint three hierarchies of Angels and didst set them in wondrous order over the highest heavens, and who didst apportion the elements of the world most wisely:
do Thou, who art in truth the fountain of light and wisdom, deign to shed upon the darkness of my understanding the rays of Thine infinite brightness, and remove far from me the twofold darkness in which I was born, namely, sin and ignorance.
Do Thou, who givest speech to the tongues of little children, instruct my tongue and pour into my lips the grace of Thy benediction. Give me keenness of apprehension, capacity for remembering, method and ease in learning, insight-in interpretation, and copious eloquence in speech. Instruct my beginning, direct my progress, and set Thy seal upon the finished work, Thou, who art true God and true Man, who livest and reignest world without end.
Amen.

Written by St. Thomas Aquinas (1225-1274), who would often recite this prayer before he began his studies, writing, or preaching.

Oratio ante studium (latino)

CREATOR ineffabilis,
qui de thesauris sapientiae tuae tres Angelorum hierarchias designasti et eas super caelum empyreum miro ordine collocasti atque universi partes elegantissime distribuisti:
Tu, inquam, qui verus fons luminis et sapientiae diceris ac supereminens principium, infundere digneris super intellectus mei tenebras tuae radium claritatis, duplices, in quibus natus sum, a me removens tenebras, peccatum scilicet et ignorantiam.
Tu, qui linguas infantium facis disertas, linguam meam erudias atque in labiis meis gratiam tuae benedictionis infundas. Da mihi intelligendi acumen, retinendi capacitatem, addiscendi modum et facilitatem, interpretandi subtilitatem, loquendi gratiam copiosam. I
ngressum instruas, progressum dirigas, egressum compleas.
Tu, qui es verus Deus et homo, qui vivis et regnas in saecula saeculorum.
Amen.

(S.Tommaso d'Aquino)

09/05/07

Dove cercare Dio?

Dentro di te...

Il cuore più bello

C'era una volta un giovane in mezzo a una piazza gremita di persone: diceva di avere il cuore più bello del mondo, o quantomeno della vallata. Tutti quanti gliel'ammiravano: era davvero perfetto, senza alcun minimo difetto. Erano tutti concordi nell'ammettere che quello era proprio il cuore più bello che avessero mai visto in vita loro, e più lo dicevano, più il giovane s'insuperbiva e si vantava di quel suo cuore meraviglioso. All'improvviso spuntò fuori dal nulla un vecchio, che emergendo dalla folla disse: "Beh, a dire il vero.. il tuo cuore è molto meno bello del mio." Quando lo mostrò, aveva puntàti addosso gli occhi di tutti: della folla, e del ragazzo. Certo, quel cuore batteva forte, ma era ricoperto di cicatrici. C'erano zone dove dalle quali erano stati asportàti dei pezzi e rimpiazzàti con altri, ma non combaciavano bene - così il cuore risultava tutto bitorzoluto. Per giunta, era pieno di grossi buchi dove mancavano interi pezzi. Così tutti quanti osservavano il vecchio, colmi di perplessità, domandandosi come potesse affermare che il suo cuore fosse bello. Il giovane guardò com'era ridotto quel vecchio e scoppiò a ridere: "Starai scherzando!", disse. "Confronta il tuo cuore col mio: il mio è perfetto, mentre il tuo è un rattoppo di ferite e lacrime." "Vero", ammise il vecchio. "Il tuo ha un aspetto assolutamente perfetto, ma non farei mai a cambio col mio. Vedi, ciascuna ferita rappresenta una persona alla quale ho donato il mio amore: ho staccato un pezzo del mio cuore e gliel'ho dato, e spesso ne ho ricevuto in cambio un pezzo del loro cuore, a colmare il vuoto lasciato nel mio cuore. Ma, certo, ciò che dai non è mai esattamente uguale a ciò che ricevi – e così ho qualche bitorzolo, a cui sono affezionato, però: ciascuno mi ricorda l'amore che ho condiviso. Altre volte invece ho dato via pezzi del mio cuore a persone che non mi hanno corrisposto: questo ti spiega le voragini. Amare è rischioso, certo, ma per quanto dolorose siano queste voragini che rimangono aperte nel mio cuore, mi ricordano sempre l'amore che provo anche per queste persone.. e chissà? Forse un giorno ritorneranno, e magari colmeranno lo spazio che ho riservato per loro. Comprendi, adesso, che cosa sia la VERA bellezza?" Il giovane era rimasto senza parole, e lacrime copiose gli rigavano il volto. Prese un pezzo del proprio cuore, andò incontro al vecchio, e gliel'offrì con le mani che tremavano. Il vecchio lo accettò, lo mise nel suo cuore, poi prese un pezzo del suo vecchio cuore rattoppato e con esso colmò la ferita rimasta aperta nel cuore del giovane. Ci entrava, ma non combaciava perfettamente, faceva un piccolo bitorzolo. Il giovane guardò il suo cuore, che non era più "il cuore più bello del mondo", eppure lo trovava più meraviglioso che mai: perché l'amore del vecchio ora scorreva dentro di lui. Si abbracciarono e se ne andarono passeggiando insieme.

(storia indiana)

Quando una madre piange

Stava, una sera afosa, la Vergine Maria - così narra una leggenda gentile - seduta alla porta, con il Bambino addormentato sulle ginocchia. Passò un coro di giovani allegri che andavano a divertirsi: e il Bambino dormendo non li udì. Passò un corteo di nozze con fiaccole e gridi festosi: e il Bambino dormendo non li udì. La Vergine Maria pensava in quel momento alla parola che Simeone, il vecchio del tempio, le aveva detto; a quella spada pensava che le avrebbe trapassato il cuore.Intanto una lacrima le tremò sospesa un poco tra le ciglia. Il Bambino sobbalzò nel sonno e aprì gli occhi. "Che hai piccino?", gli disse curvandosi maternamente."Mamma! Ho udito un tonfo, come di qualcosa che mi cadesse in cuore".
Tra i tumulti del mondo, le lagrime silenziose delle madri di famiglia, dei padri di famiglia, ancora fanno sobbalzare il cuore del Figlio di Dio.

Intestino libero

IL MUCO INTESTINALE

Tratto da: Mucusless diet healing system, by Prof. Arnold Ehret's. Benedict Lust Publications, Paperback 1976, ISBN: 0879040041.

Se osserviamo il corpo umano noteremo che ospita un complicatissimo apparato idraulico, con una grande quantità di tubi e tubicini in cui circolano i liquidi del corpo: principalmente sangue e linfa. Vi sono alcuni alimenti che, durante la digestione, diventano una specie di colla, detta muco, capace di attaccarsi alle pareti intestinali ed altre condutture organiche, e ricoprirle con uno strato sempre più spesso.
Questo fenomeno può esistere anche quando si usufruisce di una evacuazione regolare perché dipende dal tipo di cibo ingerito. Alcuni alimenti, infatti, creano molto muco (farinacei, carne, vitello, pollo, molluschi, tuorlo d'uovo, lenticchie, arachidi) ed altri lo sciolgonoo (agrumi in genere, frutta e verdura fresca, uva passa, cetrioli).
Chi ama fare esperimenti in cucina, può verificare quanto i prodotti con la farina bianca siano "collosi", facendo cuocere per alcuni minuti una pastella di farina bianca stemperata con acqua. Otterrà un'ottima colla tuttora utilizzata per rilegare i libri antichi di un certo valore.
Il fatto che gli agrumi tendono a sciogliere il muco spiega perché alcune persone dopo aver mangiato fragole con limone hanno il visto costellato di brufoletti. Il muco sciolto ha intossicato il sangue, i reni non sono riusciti a purificarlo completamente e l'organismo ha "scaricato" le tossine in eccesso sulla pelle. Ricordiamo che la pelle, insieme ai reni e polmoni, ha anche il compito di eliminare i rifiuti organici.
Il muco intestinale, sostanzialmente, è il risultato di anni ed anni di accumulo di sostante organiche collose sulle pareti dell'intestino. Si pensi che, mediante autopsia, si è riscontrata in certe persone una presenza di muco ammontante fino a 7-8 kg, di cui la parte più vecchia risalente anche a 10 anni prima. Siccome si tratta di sostanza organiche costantemente alla temperatura di 37 gradi, è facile immaginare quanto il muco sia imputridito e come i nutrimenti portati dagli alimenti ne siano avvelenati essendo costretti ad attraversarlo prima di essere distribuiti a tutto l'organismo.
A ciò si devono aggiungere le sostanze tossiche prodotte dalla flora batterica alterata (ammoniaca, cadaverina, putrescina, fenolo, indolo, ecc.) che, avvelenando l'intero organismo ed alterando il pH (livello di acidità) cellulare, creano il terreno adatto per moltissime patologie ed un indebolimento del sistema immunitario.
Il comune raffreddore è un classico esempio di accumulo di muco nelle vie respiratorie in cui i batteri possano vivere e moltiplicarsi. Va sottolineato che ogni specie vivente necessita di un "terreno adatto" per poter vivere, ed il muco è quanto di meglio possiamo offrire per ospitare in noi i microrganismi apportatori di influenze, raffreddori, forme catarrali e similari.

Suggerimenti per eliminare il muco intestinale.

Iniziare la giornata con un bicchiere di acqua tiepida a cui sia stato aggiunto il succo di mezzo limone (si può dolcificare con poco fruttosio o zucchero di canna). Questa bevanda, presa il mattino a digiuno, rappresenta un ottimo sistema per liberarsi dal muco intestinale e fare provvista di vitamina C. Sarebbe un'abitudine da conservare per tutta la vita.
Evitare i cibi che creano il muco (farina bianca e derivati, riso brillato, uova, formaggi, carne, pesce, salumi e insaccati).
Utilizzare cibi che sciolgono il muco: agrumi, fichi freschi o secchi, uva passa, verdura e frutta cruda in genere.
Usare frutta e verdura cruda possibilmente di stagione.
Due cucchiaini di amaro svedese presi in acqua calda dopo il pranzo, rappresentano una cura assai valida per sciogliere il muco.

Attenzione: può accadere che durante la pulizia dell'intestino il muco sciolto intossichi il sangue e causi mal di testa frontale. Se ciò dovesse accadere provvedere con un lavaggio intestinale (enteroclisma) mediante un litro e mezzo di acqua tiepida con sciolto un cucchiaio di sale fine.

08/05/07

Supplica alla BVM del SS. Rosario di Pompei


Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.


O Augusta Regina delle Vittorie, o Sovrana del Cielo e della Terra, al cui nome si rallegrano i cieli e tremano gli abissi, o Regina gloriosa del Rosario, noi devoti figli tuoi, raccolti nel tuo Tempio di Pompei, in questo giorno solenne, effondiamo gli affetti del nostro cuore e con confidenza di figli ti esprimiamo le nostre miserie.Dal Trono di clemenza, dove siedi Regina, volgi, o Maria, il tuo sguardo pietoso su di noi, sulle nostre famiglie, sull’Italia, sull’Europa, sul mondo. Ti prenda compassione degli affanni e dei travagli che amareggiano la nostra vita. Vedi, o Madre, quanti pericoli nell’anima e nel corpo, quante calamità ed afflizioni ci costringono.O Madre, implora per noi misericordia dal Tuo Figlio divino e vinci con la clemenza il cuore dei peccatori. Sono nostri fratelli e figli tuoi che costano sangue al dolce Gesù e contristano il tuo sensibilissimo Cuore. Mostrati a tutti quale sei, Regina di pace e di perdono.


Ave Maria


È vero che noi, per primi, benché tuoi figli, con i peccati torniamo a crocifiggere in cuor nostro Gesù e trafiggiamo nuovamente il tuo cuore.Lo confessiamo: siamo meritevoli dei più aspri castighi, ma tu ricordati che sul Golgota, raccogliesti, col Sangue divino, il testamento del Redentore moribondo, che ti dichiarava Madre nostra, Madre dei peccatori.
Tu dunque, come Madre nostra, sei la nostra Avvocata, la nostra speranza. E noi, gementi, stendiamo a te le mani supplichevoli, gridando: Misericordia!O Madre buona, abbi pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri amici, dei nostri defunti, soprattutto dei nostri nemici e di tanti che si dicono cristiani, eppur offendono il Cuore amabile del tuo Figliolo. Pietà oggi imploriamo per le Nazioni traviate, per tutta l’Europa, per tutto il mondo, perché pentito ritorni al tuo Cuore.
Misericordia per tutti, o Madre di Misericordia!

Ave Maria


Degnati benevolmente, o Maria, di esaudirci! Gesù ha riposto nelle tue mani tutti i tesori delle Sue grazie e delle Sue misericordie.Tu siedi, coronata Regina, alla destra del tuo Figlio, splendente di gloria immortale su tutti i Cori degli Angeli. Tu distendi il tuo dominio per quanto sono distesi i cieli, e a te la terra e le creature tutte sono soggette. Tu sei l’onnipotente per grazia, tu dunque puoi aiutarci. Se tu non volessi aiutarci, perché figli ingrati ed immeritevoli della tua protezione, non sapremmo a chi rivolgerci. Il tuo cuore di Madre non permetterà di vedere noi, tuoi figli, perduti, Il Bambino che vediamo sulle tue ginocchia e la mistica Corona che miriamo nella tua mano, ci ispirano fiducia che saremo esauditi. E noi confidiamo pienamente in te, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri, e, oggi stesso, da te aspettiamo le sospirate grazie.


Ave Maria

Chiediamo la benedizione a Maria

Un’ultima grazia noi ora ti chiediamo, o Regina, che non puoi negarci in questo giorno solennissimo. Concedi a tutti noi l’amore tuo costante ed in modo speciale la materna benedizione. Non ci staccheremo da te finché non ci avrai benedetti. Benedici, o Maria, in questo momento, il Sommo Pontefice. Agli antichi splendori della tua Corona, ai trionfi del tuo Rosario, onde sei chiamata Regina delle Vittorie, aggiungi ancor questo, o Madre: concedi il trionfo alla Religione e la pace alla Società umana. Benedici i nostri Vescovi, i Sacerdoti e particolarmente tutti coloro che zelano l’onore del tuo Santuario. Benedici infine tutti gli associati al tuo Tempio di Pompei e quanti coltivano e promuovono la devozione al Santo Rosario.O Rosario benedetto di Maria, Catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo d’amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell’inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell’ora di agonia, a te l’ultimo bacio della vita che si spegne. E l’ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti.Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra ed in cielo. Amen.


Salve Regina

Indulgenzia

Indulgentia plenaria semel tantum, soltis conditionibus, recitantibus supplicationem meridianam ad B. V. Mariam a S. Rosario.

07/05/07

Versi di Dante su Maria

«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
tu se' colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre
sua disianza vuol volar sanz'ali.
La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate".

Dal XXXIII canto della Divina Commedia

Preghiera di un soldato morto in guerra

Ascolta, mio Dio. mi hanno detto che non esistevi e io, come uno stupido, ho creduto che avessero ragione.
L'altra sera dal fondo di una voragine, scavata da un obice, ho visto il tuo cielo.
Di colpo mi sono accorto che mi avevano imbrogliato.
Avessi preso un po' di tempo per guardare le cose, mi sarei accorto benissimo che quelle persone si rifiutavano di chiamare gatto un gatto.
Mi chiedo, mio Dio, se ti andrebbe di stringermi la mano...
Eppure sento che non ti sarà difficile comprendermi.
E' curioso che sia dovuto venire in questo luogo d'inferno, per aver il tempo di vedere il tuo volto. Ti amo terribilmente: ecco quello che voglio che tu sappia.
Tra poco ci sarà un orribile attacco.
Chissa! Può darsi che proprio questa sera io bussi alla tua porta.
Noi due, fino a quest'istante, non siamo stati amici, e mi chiedo se mi aspetterai sulla soglia della tua casa.
Lo vedi? Adesso piango. Sì, proprio io, piango come un bambino. Se ti avessi conosciuto prima...
E' l'ora! Bisogna che vada.
E' strano; da quando ti ho incontrato non ho più paura di morire.
Questo testo è stato trovato sul cadavere di un soldato americano al momento dello sbarco in Africa del Nord, durante l'ultimo conflitto mondiale

Oratio ante studium

- Creatore ineffabile, che dai tesori della tua sapienza hai tratto le gerarchie degli angeli e hai disposto l'ordine dell'universo,
- Tu che sei celebrato come verace fonte della luce e della sapienza e sovreminente principio di ogni cosa:
- degnati di infondere sulle tenebre del mio intelletto il raggio della tua chiarezza, liberandomi dalle due tenebre in cui sono nato, il peccato e l'ignoranza.
- Tu che rendi faconde le lingue degli infanti, istruisci la mia lingua e infondi nelle mie labbra la grazia della tua benedizione.
- Dammi l'acutezza dell'intelligenza, la capacità della memoria, il modo e la facilità dell'apprendere, la sottigliezza dell'interpretare, la grazia abbondante del parlare.
- Ingressum instruas, progressum dirigas, egressum compleas...: Tu disponi l'inizio, dirigi l'avanzamento e portami fino al compimento.

(S.Tommaso d'Aquino)

E' una preghiera che egli diceva frequentemente prima di dettare, di scrivere o di predicare. Tommaso è il protettore degli studenti.

Perché pregare Maria?

Qualche giorno fa ho tenuto una catechesi su Maria ad alcune persone in una chiesetta di una zona rurale ed ho fatto loro questa domanda:

"In conclusione, perchè pregare Maria?".

Ho dato anche la risposta ed è questa:

"Voi siete mamme e sapete meglio di me quanto grande è il vostro cuore per i figli. Sono certo, e le statistiche lo dimostrano, che se anche un giorno i vostri figli diventassero dei delinquenti e finissero in prigione, voi non smettereste di amarli. Carne della vostra carne, il vostro cuore di madre li seguirebbe sempre, ovunque e comunque... Amore al di sopra di tutto, averli generati vi lega a loro per sempre. Il padre da sempre rappresenta la figura educativa, necessaria per complementare quella femminile. Non so se il padre seguirebbe i figli sempre ma so che la madre lo farà. Dunque..., stesso dicasi per Maria: sebbene siamo dei figli peccatori incalliti, e per questo meritiamo i castighi divini, sappiamo a chi rivolgerci anche nei casi più disperati. E il suo cuore di Madre non ci abbandonerà in nessun caso. Di questo possiamo essere sicuri: è Lei il veicolo più veloce per arrivare al cuore di Dio"

05/05/07

04/05/07

Sii pronto a spingerti.../Be ready to launch forth...

Sii pronto a spingerti avanti, o cuore! e lascia indugiare chi debba.
Poiché il tuo nome fu chiamato nel cielo mattutino.
Non aspettare alcuno!
Il desiderio della gemma son la notte e la rugiada, ma il fiore sbocciato invoca libera la luce. Frangi l'involucro, o cuore, e n'esci!
(R.Tagore)


Be ready to launch forth, my heart! and let those linger who must.
For your name has been called in the morning sky.
Wait for none!
The desire of the bud is for the night and dew, but the blown flower cries for the freedom of light.
Burst your sheath, my heart, and come forth!
(R.Tagore)

Dio ama te/God loves you

Un uomo aveva sempre il cielo dell'anima coperto di nere nubi. Era incapace di credere alla bontà. Soprattutto non credeva alla bontà e all'amore di Dio. Un giorno mentre errava sulle colline che attorniavano il suo villaggio, sempre tormentato dai suoi scuri dubbi, incontrò un pastore. Il pastore era un brav'uomo dagli occhi limpidi. Si accorse che lo sconosciuto aveva l'aria particolarmente disperata e gli chiese: "Che cosa ti turba tanto, amico?". "Mi sento immensamente solo". "Anch'io sono solo, eppure non sono triste". "Forse perché Dio ti fa compagnia..." "Hai indovinato". "Io invece non ho la compagnia di Dio. Non riesco a credere al suo amore. Com'è possibile che ami gli uomini uno per uno? Com'è possibile che ami me?". "Vedi laggiù quel villaggio?", gli chiese il pastore, "Vedi le finestre di ogni casa?". "Vedo tutto questo". "Allora non devi disperare. Il sole è uno solo, ma ogni finestra della città, anche la più piccola e la più nascosta, ogni giorno viene baciata dal sole, nell'arco della giornata. Forse tu disperi perché tieni chiusa la tua finestra".

How is it possible that God loves everybody? How is it possible that He loves me? It's just like the sun. The sun is one and each window of the houses is being kissed everyday by its light and warmth. Open your own window and you will be kissed by God.

Vorrei...

Vorrei dirti le parole più profonde,ma non oso per timore che tu rida.Ecco perché rido di me stesso e volgo in scherzo il mio segreto.Prendo alla leggera il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso.

Vorrei dirti le parole più sincere,ma ho paura che tu non mi creda.Ecco perchè le nascondo e ti dico il contrario di quello che penso.Faccio sembrare assurdo il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso.

Vorrei usare le parole più preziose che ho in serbo per te, ma non oso per paura che tu le disprezzi.Ecco perchè ti parlo con durezza.Ti ferisco, per paura che tu non conosca mai nessun dolore.

Vorrei sedere silenzioso al tuo fianco,ma temo che il cuore mi salga alle labbra.Ecco perchè continuo a chiacchierare e mi nascondo dietro le parole.Tratto crudelmente il mio dolore per paura che tu faccia lo stesso.

Vorrei allontanarmi da te ma non oso per paura che la mia codardia sia svelata.Ecco perchè tengo alta la mia testa e mi presento a te con aria indifferente.Le continue stoccate dei tuoi occhi tengono sempre vivo il mio dolore.

(R.Tagore, da il Giardiniere)

Adorazione a Dio, venerazione a Maria

DAL CAP. VIII DELLA LUMEN GENTIUM

52. Volendo Dio misericordiosissimo e sapientissimo compiere la redenzione del mondo, « quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, nato da una donna... per fare di noi dei figli adottivi» (Gal 4,4-5), « Egli per noi uomini e per la nostra salvezza è disceso dal cielo e si è incarnato per opera dello Spirito Santo da Maria vergine ». Questo divino mistero di salvezza ci è rivelato e si continua nella Chiesa, che il Signore ha costituita quale suo corpo e nella quale i fedeli, aderendo a Cristo capo e in comunione con tutti i suoi santi, devono pure venerare la memoria «innanzi tutto della gloriosa sempre vergine Maria, madre del Dio e Signore nostro Gesù Cristo »

Maria era indispensabile a Dio per potersi incarnare? No…, essendo onnipotente, Dio avrebbe potuto scegliere qualsiasi mezzo per venire sulla terra, ma liberamente ha scelto una creatura per diventare uomo e scegliendo questo mezzo si è sottoposto anche all’eventuale rifiuto di Maria. Certo, nella sua onniscienza Dio conosce in anticipo anche ciò che noi faremo liberamente in seguito, ma questo non toglie il fatto che il SI di Maria fu pieno e completamente autonomo. Circa il culto verso la Madonna, occorre fare una precisazione: a Dio è dovuta l’adorazione, ai santi la venerazione (ulia). A Maria è dovuta l’iper-ulia, ovvero la venerazione somma, poiché Ella è al di sopra di tutti gli angeli e uomini. Da sola, Maria ha più grazia e gloria di tutti gli angeli e uomini messi insieme. Va da sé che il culto a Maria non solo non intralcia il culto alla Trinità ma anzi lo favorisce.

02/05/07

Benvenuti a tutti!

Un caloroso benvenuto al nuovo sito di Message in a bottle. Sperando che sia di vostro gradimento, porgo i miei più affettuosi saluti.