Message in a bottle

Message in a bottle

30/10/08

Athensquare

Il titolo del blog era un po' ambizioso, ovvero richiamare le antiche piazze ateniesi nelle quali i filosofi amavano discutere delle varie tematiche. In questo senso, il blog voleva essere uno spazio libero, luogo di incontro tra credenti e non credenti, nel rispetto delle reciproche differenze e vedute.
Ho notato però uno scarso interesse, sia perchè non ho pubblicizzato sicuramente il blog, che si alimenta dai motori di ricerca (un "mordi e fuggi", un fruire di articoli e... arrivederci e grazie) ma anche perchè l'aspetto spirituale oggi è ritenuto pressochè inutile. Nel migliore dei casi c'è indifferenza piuttosto che contrapposizione.
Eppure bisognerebbe rileggersi alcune bellissime pagine di C.Jung che parla della struttura religiosa della coscienza, dell'archetipo Dio, dei disturbi che ci possono essere quando la sfera spirituale non è armonizzata con quella materiale. Oppure quelle di Bruno Forte, quando dice che in ogni credente c'è una parte di ateo e in ogni ateo una parte di credente poichè entrambi sono accomunati dalla fatica della ricerca della verità.
Sarà questa la volta buona?

09/10/08

Cosa accadde nel conclave


Estratto del discorso di Benedetto XVI del 25 aprile, nell’originale tedesco e nella versione italiana apparsa su “L’Osservatore Romano” del 27 aprile


Als langsam der Gang der Abstimmungen mich erkennen ließ, daß sozusagen das Fallbeil auf mich herabfallen würde, war mir ganz schwindelig zumute. Ich hatte geglaubt, mein Lebenswerk getan zu haben und nun auf einen ruhigen Ausklang meiner Tage hoffen zu dürfen. Ich habe mit tiefer Überzeugung zum Herrn gesagt: Tu mir dies nicht an! Du hast Jüngere und Bessere, die mit ganz anderem Elan und mit ganz anderer Kraft an diese große Aufgabe herantreten können. Da hat mich ein kleiner Brief sehr berührt, den mir ein Mitbruder aus dem Kardinalskollegium geschrieben hat. Er erinnerte mich daran, daß ich die Predigt beim Gottesdienst für Johannes Paul II. vom Evangelium her unter das Wort gestellt hatte, das der Herr am See von Genezareth zu Petrus gesagt hat: Folge mir nach! Ich hatte dargestellt, wie Karol Wojtyla immer wieder vom Herrn diesen Anruf erhielt und immer neu viel aufgeben und einfach sagen mußte: Ja, ich folge dir, auch wenn du mich führst, wohin ich nicht wollte. Der Mitbruder schrieb mir: Wenn der Herr nun zu Dir sagen sollte “Folge mir”, dann erinnere Dich, was Du gepredigt hast. Verweigere Dich nicht! Sei gehorsam, wie Du es vom großen heimgegangenen Papst gesagt hast. Das fiel mir ins Herz. Bequem sind die Wege des Herrn nicht, aber wir sind ja auch nicht für die Bequemlichkeit, sondern für das Große, für das Gute geschaffen. So blieb mir am Ende nichts als Ja zu sagen...

* * *


Quando, lentamente, l’andamento delle votazioni mi ha fatto capire che, per così dire, la scure sarebbe caduta su di me, la mia testa ha incominciato a girare. Ero convinto di aver svolto l’opera di tutta una vita e di poter sperare di finire i miei giorni in tranquillità. Con profonda convinzione ho detto al Signore: non farmi questo! Disponi di persone più giovani e migliori, che possono affrontare questo grande compito con tutt’altro slancio e tutt’altra forza. Allora sono rimasto molto toccato da una breve lettera scrittami da un confratello del collegio cardinalizio. Mi ha ricordato che in occasione della messa per Giovanni Paolo II avevo incentrato l’omelia, partendo dal Vangelo, sulla parola che il Signore disse a Pietro presso il lago di Genesaret: seguimi! Avevo spiegato come Karol Wojtyla aveva sempre ricevuto di nuovo questa chiamata dal Signore, e come sempre di nuovo aveva dovuto rinunciare a molto e dire semplicemente: sì, ti seguo, anche se mi conduci dove non avrei voluto. Il confratello mi ha scritto: Se il Signore ora dovesse dire a te “seguimi”, allora ricorda ciò che hai predicato. Non rifiutarti! Sii obbediente come hai descritto il grande papa, tornato alla casa del Padre. Questo mi ha colpito nel profondo. Le vie del Signore non sono comode, ma noi non siamo creati per la comodità, bensì per le cose grandi, per il bene. Così alla fine non ho potuto fare altro che dire sì...

02/10/08

Cosa chiedere nella preghiera


Sono molto legato a Don Bosco, santo di statura elevatissima.

Qui un suo pensiero riguardo la preghiera:


"Quando preghi osserva un ordine di richieste: domanda in primo luogo i beni spirituali, il perdono dei peccati, la luce per conoscere la volontà di Dio, la forza per manternerti nella sua grazia ; poi chiedi la salute fisica, la benedizione sulla tua famiglia, l'allontanamento delle disgrazie e la sicurezza di un lavoro...".


"Mentre state giocando, nelle conversazioni o in altro passatempo, alzate qualche volta la mente al Signore offrendo quelle azioni a Lui".

Le opinioni altrui

Un vecchio e suo figlio andavano a piedi, tirandosi dietro un asino. Un passante osservò: «Questa è bella! Hai un asino e te ne vai a piedi? Lui che è più giovane può camminare, ma tu puoi benissimo salire sulla groppa dell'asino». Il vecchio montò in sella. L'asino trotterellava . Un altro passante sopraggiunto esclamò: «Ma guardate! Il bambino se ne va a piedi ed il vecchio se ne va sulla schiena dell'asino». Il vecchio chiese: «Che cosa dovrei fare?». E l'altro: «Tu scendi, e lascia salire il ragazzo». Il vecchio scese ed il ragazzo vi salì. L'asino riprese il cammino, quando un altro passante fermò la comitiva. Anche questa terza persona volle dire la sua: «Ragazzo, prendi su anche tuo papà. Non vedi che tuo papà non resiste alla violenza del sole?». Così il vecchio e il ragazzo si trovarono seduti insieme in sella all'animale. L'asino continuò a camminare. Questa volta incontrarono un altro passante che li rimproverò: «Avete un bel coraggio a restar seduti in due sulla schiena di questo povero asino. Non vi vergognate? Smontate subito e prendetevelo sulle spalle!».Così scesero e il vecchio ed il ragazzo si caricarono sulle spalle l'asino. Allora colui che aveva dato questo bel consiglio cominciò a battere le mani ed a ridacchiare, dicendo: «L'asino è diventato più importante dell'uomo. Che divertimento!». Il vecchio ed il ragazzo lasciarono cadere violentemente l'asino per terra. Presa dallo spavento, la bestia cominciò a far piroette, dandosi poi alla fuga. Allora il vecchio rimproverò il ragazzo: «Perché l'hai lasciato andare?». Ma il ragazzo si difese: «Sei stato tu a lasciarlo andare!». Intanto l'asino era fuggito via e i due se ne tornarono a casa a piedi. Quando arrivarono videro che l'asino, conoscendo bene la strada, era giunto prima di loro. Allora la gente del villaggio commentò: «Avete un asino che è più furbo dei padroni!».

Tratto da: Silvano Garello, La tigre ingrata e altre favole del Bengala, Edizioni Emi

Cuore mendicante

Mi hai fatto povero tra il sorriso delle stelle, mi hai dato un cuore mendicante per le strade... Passai ramingo di porta in porta e, quando la mia borsa si riempiva, tu mandavi a derubarmi. Al termine della lunga mia giornata vengo a lagnarmi alla soglia della tua ricca casa: ecco la mia sporta vuota! Ti vidi allora scendere a prendermi per mano e mi ritrovai seduto accanto a te sul trono.
(Rabindranath Tagore)

Ci sono poesie che colpiscono dritte al cuore, come se qualcuno ti rubasse le parole e le scrivesse. L'animo umano, del resto, rimane sempre lo stesso nonostante il passare dei secoli. "Cuore mendicante" è una di queste.

(Ancora un vecchio post del 24/02/05)

01/10/08

Il giorno della mia nascita

Anche questo è un post del vecchio blog...

Con l'aiuto di un amico, sono riuscito a rintracciare le letture della Messa del giorno della mia nascita. Mi ha colpito in particolare questo versetto del Salmo responsoriale di quel Mercoledì piovoso: Ma io confido in te, Signore; dico: «Tu sei il mio Dio, nelle tue mani sono i miei giorni». Liberami dalla mano dei miei nemici, dalla stretta dei miei persecutori. Piove anche oggi... (ma non è il mio compleanno)

Mon ame se répose...

C'è un canto di Taizé molto bello che dice: "Mon ame se répose en paix sur Dieu seul... de Lui vient mon salut... Oui sur Dieu seul mon ame se répose... se repose en paix..."
Nelle macerie dell'anima sale un canto di lode e di fiducioso abbandono a Colui che è Creatore e quindi Signore dell'anima. E nel Signore gli occhi si riposano e il cuore trova la pace...

Pubblicato nel vwecchio blog il 28/12/06

Regardez l'Etoile

Qui que vous soyez, si vous comprenez que votre vie, plutôt qu'un voyage en terre ferme, est une navigation, parmi les tempêtes et les tornades, sur les flots mouvants du temps, ne quittez pas des yeux la lumière de cette étoile, afin d'éviter le naufrage. Lorsque vous assaillent les vents des tentations, lorsque vous voyez paraître les écueils du malheur, regardez l'étoile, invoquez Marie. Si vous êtes ballottés sur les vagues de l'orgueil, de l'ambition, de la calomnie, de la jalousie, regardez l'étoile, invoquez Marie. Si la colère, l'avarice, les séductions charnelles viennent secouer la légère embarcation de votre âme, levez les yeux vers Marie. Si, troublés par l'atrocité de vos crimes, honteux des souillures de votre conscience, épouvantés par la menace du jugement, vous commencez à vous engloutir dans le gouffre de la tristesse et l'abîme du désespoir, pensez à Marie. Dans le péril, l'angoisse, le doute, pensez à Marie, invoquez Marie. Que son nom ne quitte pas vos lèvres ni vos coeurs. Et pour obtenir son intercession, ne vous détournez pas de son exemple. En la suivant, vous ne vous égarerez pas ; en la suppliant, vous ne connaîtrez pas le désespoir ; en pensant à Elle, vous éviterez toute erreur. Si Elle vous soutient, vous ne sombrerez pas ; si Elle vous protège, vous n'aurez rien à craindre ; sous sa conduite, vous ignorerez la fatigue ; grâce à sa faveur, vous atteindrez le but. Et ainsi vous saurez par votre propre expérience tout ce que signifient ces mots : Et le nom de la Vierge était Marie. (Saint Bernard de Clairvaux)

Era doveroso postare questa splendida preghiera, filo conduttore del blog, anche in francese, che poi credo sia la lingua originale in cui è stata composta.

Stern de Meeres

Wenn du erfährst, dass dieses Erdenleben mehr ein Dahintreiben in Wellen, Wind und Wetter ist als ein Dahinschreiten auf festem Land: Wende deine Augen nicht ab vom Licht dieses Sternes, damit du nicht untergehst in den Stürmen. Wenn die Sturmwinde der Versuchungen daherbrausen, wenn du zwischen die Klippen der Drangsale verschlagen wirst, blick auf zum Stern, ruf zu Maria! Wenn dich empor schleudern Wogen des Stolzes, des Ehrgeizes, der Verleumdung, der Eifersucht – blick auf zum Stern, ruf zu Maria! Wenn Zorn, Habsucht oder die Begierde des Fleisches deine Seele erschüttern – blick auf zu Maria! Wenn dich die Last der Sünden drückt und die Schmach des Gewissens beschämt, wenn dich die Strenge des Gerichtes schreckt, wenn du drohst von abgrundtiefer Traurigkeit und Verzweiflung verschlungen zu werden – denk an Maria! In Gefahren, in Ängsten, in Zweifeln – denk an Maria, ruf zu Maria! Ihr Name weiche nicht aus deinem Munde, weiche nicht aus deinem Herzen! Damit du aber ihre Hilfe und Fürbitte erlangest, vergiss nicht das Vorbild ihres Wandels! Folge ihr, und du wirst nicht vom Wege weichen. Bitte sie, und niemals bist du hoffnungslos. Denk an sie, dann irrst du nicht. Hält sie dich fest, wirst du nicht fallen. Schützt sie dich, dann fürchte nichts. Führt sie dich, wirst du nicht müde. Ist sie dir gnädig, dann kommst du ans Ziel und wirst selbst erfahren, wie richtig es heißt: Und der Name der Jungfrau war Maria – Stern des Meeres.
(Bernhard von Clairvaux)

Chi perde la fede...

Molte persone attraverseranno la tua vita, ma solo pochi amici lasceranno impronte nel tuo cuore. Con te stesso usa la testa, con gli altri usa il cuore. Se qualcuno ti tradisce una volta è colpa sua, se ti tradisce due volte è colpa tua. I "grandi" parlano di idee, i "mediocri" parlano di eventi, i "miseri" parlano di persone. Chi perde denaro perde molto, chi perde un amico perde molto di più, chi perde la fede perde tutto. Impara dagli errori degli altri, non vivrai mai abbastanza per farli tutti da solo. Ieri è storia, domani è mistero, oggi è un regalo.
(anonimo)

Sii pronto a spingerti.../Be ready to launch fourth

Sii pronto a spingerti avanti, o cuore! e lascia indugiare chi debba. Poiché il tuo nome fu chiamato nel cielo mattutino. Non aspettare alcuno! Il desiderio della gemma son la notte e la rugiada, ma il fiore sbocciato invoca libera la luce. Frangi l'involucro, o cuore, e n'esci!
(R.Tagore)

Be ready to launch forth, my heart! and let those linger who must. For your name has been called in the morning sky. Wait for none! The desire of the bud is for the night and dew, but the blown flower cries for the freedom of light. Burst your sheath, my heart, and come forth!
(R.Tagore)

Guardare lontano per grandi traguardi


Non mi è mai piaciuto il linguaggio teologico complesso e difficile. Mi ricorda il famoso politichese, che davvero non si capisce...

Sono per la semplicità, non posso negarlo, e stimo le persone che ti fanno subito capire le cose, che vanno al sodo, al nocciolo delle questioni.

Gesù stesso, del resto, parlava difficile?

No..., usava parabole e paragoni tratti dalla vita quotidiana: uva, vite, il fico, farina, lievito...

Forse per questo fu crocifisso?

Non era un teologo che corrispondeva ai canoni?

L'uomo non può snaturare sé stesso e deve sempre guardare lontano, avere l'ambizione di grandi traguardi.

01/09/08

Un altro uragano


Seguiamo i movimenti dell'uragano Gustav, sperando non sia così catastrofico come nelle previsioni. Certo che quando una città come New Orleans viene evacuata c'è da pensare... In ogni caso, gli eventi naturali mettono sempre a nudo la nostra povertà: le tecnologie non possono evitarli...

24/07/08

Il profeta Geremia

In questi giorni si sta leggendo nelle chiese il libro del profeta Geremia, un profeta "tosto". Invito voi lettori ad approfondire qualche passo e soprattutto a indagare a fondo su questo personaggio che visse nel VII sec. a.C. Rimarrete stupiti e dopo aver riflettuto ci si accorge che davanti a Dio mancano delle certezze e questo profeta incarna la voce di colui che si interroga e chiede spiegazioni a Dio per tante cose che non capisce. Usa un linguaggio diretto e crudo e questo gli causò non pochi problemi con i suoi contemporanei. Aveva grande intimità con Dio ma dovette bere calici molto amari. Sembra una contraddizione ma nel suo libro affiorano risposte proprio nelle non risposte.

28/06/08

La Trinità


Chi si cimenta nello studio sulla Trinità conosce bene le difficoltà. Chi è stato illuminato da Dio ed ha dato un contributo in tal senso è sempre arrivato a conclusioni non definitive. Non c'è un premio Nobel in tal senso... la Trinità rimane comunque un mistero ineffabile di Amore. L'atteggiamento migliore è sicuramente quello di rispettosa e silenziosa adorazione verso Colui che è Uno nella sostanza ma Trino nelle Persone.

Dio non è solo. Se fosse solo non avrebbe avuto senso l'amore: si può amarsi da soli? L'amore necessita di essere rivolto verso qualcuno... Se siamo fatti ad immagine della Trinità dobbiamo amare.
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo, come era nel principio, ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

25/06/08

L'ordine del creato


Chi tiene le acque al loro posto?
Chi separa il cielo e la terra?

22/06/08

Un bel tramonto


E' una foto scattata ieri, giorno più lungo dell'anno, alle ore 20,15. E' sempre bello ammirare un tramonto, lo scrosciare delle onde, ringraziare Dio per il creato e, soprattutto, per il dono della vita che, anche se a volte riserva qualche amarezza, anche cocente, è pur sempre un'avventura meravigliosa.

15/06/08

Il Vangelo di Marco

Discepolo di Pietro, Marco scrive il Vangelo probabilmente a Roma intorno al 65-70. Usa un linguaggio molto essenziale, scarno, ma è come se facesse delle pennellate teologiche.
Cosa ci vuole dire?
Tutto ruota intorno al mistero di Gesù. Mc vuole far entrare l'interlocutore nella sequela di Gesù e ti chiede: chi è per te Gesù di Nazaret?

22/05/08

Dio squarcia le tenebre


Dio squarcia le tenebre del male come questo raggio passa in mezzo ai rami di un albero.

Aristotele ed il motore immobile

Aristotele fa un ragionamento molto semplice e profondo: il divenire dell'universo presuppone un atto puro, cioè una perfezione realizzata, qualcosa che si muove in modo primo e cioè un Motore Immobile, che è la causa di movimento di tutto ciò che si muove.
E naturalmente non può essere mossa da nessuno.
E' l'Essere che muove le cose per attrazione e tutto va verso di Lui. E' atto puro e non ha il non essere, dal momento che il divenire non c'è in Lui. Naturalmente non è il Dio cristiano quello di cui parla Aristotele ma il suo pensiero sarà sviluppato in seguito da Tommaso.

01/05/08

Maggio, mese di Maria







Il mese di Maggio è tradizionalmente dedicato alla Beata Vergine Maria. La bellezza della natura, che risplende in tutto il suo splendore, richiama le virtù di Colei che è la tutta Santa e bella.

21/04/08

L'ascolto attivo

Non è facile l'ascolto attivo. Esso implica la previa conoscenza della propria soggettività, in caso contrario si proietta sull'altro l'idea di noi stessi. Una tecnica per giungere all'ascolto attivo consiste nella riformulazione dei concetti e nella chiarificazione. Una volta ascoltato l'interlocutore (tenendo conto dei messaggi non verbali), si può dare il necessario feedback, cioè l'informazione di ritorno se ci sono le condizioni per farlo (neutralità, critica costruttiva, disponibilità dell'altro a riceverlo). Il processo causa un'autoapertura che a sua volta amplia l'area pubblica, cioè l'insieme delle informazioni condivise che portano a delle forme comunicative funzionali.

10/04/08

Ammonizione XIX di S.Francesco d'Assisi

L'umile servo di Dio
1 Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e spregevole, 2 poiché quanto l'uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più. 3 Guai a quel religioso, che è posto dagli altri in alto e per sua volontà non vuol discendere. 4 E beato quel servo, che non viene posto in alto di sua volontà e sempre desidera mettersi sotto i piedi degli altri [FF 169].

06/04/08

Anonimo, Lettera a Diogneto (II-III sec.), 5,6


V.
1. I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini.
2. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale.
3. La loro dottrina non è nella scoperta del pensiero di uomini multiformi, né essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri.
4. Vivendo in città greche e barbare, come a ciascuno è capitato, e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale.
5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.
6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i neonati.
7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto.
8. Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne.
9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo.
10. Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi.
11. Amano tutti, e da tutti vengono perseguitati.
12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e riprendono a vivere.
13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto abbondano.
14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati giusti.
15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano.
16. Facendo del bene vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita.
17. Dai giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non saprebbero dire il motivo dell'odio.


VI.
1. A dirla in breve, come è l'anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani.
2. L'anima è diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle città della terra.
3. L'anima abita nel corpo, ma non è del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile è racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione è invisibile.
5. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perché impedisce di prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perché si oppongono ai piaceri.
6. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani amano coloro che li odiano.
7. L'anima è racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo.
8. L'anima immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che si corrompono, aspettando l'incorruttibilità nei cieli.
9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno più si moltiplicano.
10. Dio li ha messi in un posto tale che ad essi non è lecito abbandonare.

02/04/08

Lettera ad un ministro - S.Francesco di Assisi


A Frate N... ministro. Il Signore ti benedica!
2 Io ti dico, come posso, per quello che riguarda la tua anima, che quelle cose che ti sono di impedimento nell’amare il Signore Iddio, ed ogni persona che ti sarà di ostacolo, siano frati o altri anche se ti coprissero di battiture, tutto questo devi ritenere come una grazia.
3 E così tu devi volere e non diversamente. 4 E questo tieni in conto di vera obbedienza da parte del Si­gnore Iddio e mia per te, perché io fermamente ricono­sco che questa è vera obbedienza. 5 E ama coloro che agiscono con te in questo modo, e non esigere da loro altro se non ciò che il Signore darà a te. 7 E in questo amali e non pretendere che diventino cristiani migliori.

8 E questo sia per te più che stare appartato in un eremo.
9 E in questo voglio conoscere se tu ami il Signore ed ami me suo servo e tuo, se ti diporterai in questa ma­niera, e cioè: che non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; 10 e se non chiedesse per­dono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. 11 E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Si­gnore; ed abbi sempre misericordia per tali fratelli.

12 E avvisa i guardiani, quando potrai, che tu sei deciso a fare così
13 Riguardo poi a tutti i capitoli della Regola che trattano dei peccati mortali, con l’aiuto del Si­gnore, nel Capitolo di Pentecoste, raccolto il consiglio dei frati, ne faremo un Capitolo solo in questa forma:
14 Se qualcuno dei frati, per istigazione del nemi­co, avrà peccato mortalmente, sia tenuto per obbedien­za a ricorrere al suo guardiano, 15 E tutti i frati, che fossero a conoscenza del peccato di lui, non gli fac­ciano vergogna né dicano male di lui, ma ne abbiano grande misericordia e tengano assai segreto il peccato del loro fratello, perché non i sani hanno bisogno del me­dico, ma i malati. 16 E sempre per obbedienza sia­mo tenuti a mandarlo con un compagno dal suo custo­de. 17 Lo stesso custode poi provveda misericordiosa­mente a lui, come vorrebbe si provvedesse a lui medesi­mo, se si trovasse in un caso simile.
13 E se fosse caduto in qualche peccato venia­le, si confessi ad un fratello sacerdote. 19 E se in quel luogo non ci fosse un sacerdote, si confessi ad un suo fratello, fino a che possa trovare un sacerdote che lo as­solva canonicamente, come è stato detto. 20 E questi non abbiano potere di imporre altra penitenza all’infuori di questa: «Va’ e non peccare più!».

21 Questo scritto tienilo con te, affinché sia meglio osservato, fino al capitolo di Pentecoste; là sarai presente con i tuoi frati. 22 E queste e tutte le altre cose, che sono ancora poco chiare nella Regola, sarà vo­stra cura di completarle, con l’aiuto del Signore Iddio.

23/03/08

Cristo, Luce delle tenebre


Un caro augurio di Buona Pasqua a tutti voi. Cristo Risorto, luce del mondo, dissipi ogni tenebra dal nostro cuore.

18/03/08

La coronazione di spine


"I soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora; quindi gli venivano davanti e gli dicevano: "Salve, re dei Giudei!" E gli davano schiaffi." (Gv 19, 2.3)

05/03/08

Il dono della vita


Grazie, Signore, per il dono della vita.

01/03/08

Domanda di cambiamento


Chiediamoci: "Cosa sto facendo per cambiare me stesso?"

29/02/08

Osservare la luna


Mi piace osservare la luna ogni tanto e pensare: è forse l'uomo che ha creato e mantiene l'equilibrio del cosmo?

28/02/08

Svetonio, Vita di Claudio, XXV, 4

"Iudacos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit"
(Espulse da Roma i Giudei, i quali erano in continua agitazione per la propaganda di Cresto)

Siamo nel I-II sec. ed è la prima testimonianza della presenza cristiana a Roma. Come si nota, i Cristiani erano confusi con i Giudei.

27/02/08

Il deserto dell'anima


Quaresima è fare deserto. Riappropriarci di ciò che ci appartiene: noi stessi e Dio. Reinserire noi stessi in Dio.

20/02/08

K.Gibran - Sull'Amicizia (Il Profeta)

E un giovane disse: Parlaci dell'Amicizia.
Ed egli rispose: "L'amico è il vostro bisogno corrisposto. E' il campo che seminate con amore e mietete rendendo grazie. E' la vostra mensa e il vostro focolare; Perché a lui giungete affamati e in cerca di pace. Quando l'amico vi dice quel che pensa,non abbiate timore di dire il no, o il si, che sono nella vostra mente. E quand'è silenzioso, il vostro cuore non cessi di ascoltare il suo cuore; Giacché nell'amicizia, senza parlare, tutti i pensieri e desideri e aspettative nascono e vengono condivisi con gioia non acclamata. Quando lasciate l'amico, non rattristatevi; Perché ciò che di più amate in lui può sembrarvi più chiaro durante la sua assenza, come la montagna allo scalatore appare più nitida dal piano.E fate che nell'amicizia non vi sia altro fine, se non l'approfondimento dello spirito.Poiché l'amore che cerca una qualunque cosa che non sia la rivelazione del proprio mistero non è amore, ma una rete gettata in avanti: e si piglia solo ciò che è senza profitto.E che il meglio di voi sia per l'amico vostro.S'egli deve conoscere il riflusso della vostra marea, fate che ne conosca pure il flusso.Poiché che amico è mai il vostro che lo dobbiate cercare nelle ore d' ammazzare? Cercatelo sempre nelle ore da vivere. Giacché è il suo bisogno a colmare il vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.E nella dolcezza dell'amicizia fate che vi siano risate e piaceri condivisi. Perché è nella rugiada delle piccole cose che il cuore trova il suo mattino e si ristora".

17/02/08

Plinio il Giovane, Epistulae, X, 96 e 97

                                  PLINIO ALL'IMPERATORE TRAIANO

E’ per me un dovere, o signore, deferire a te tutte le questioni in merito alle quali sono incerto. Chi infatti può meglio dirigere la mia titubanza o istruire la mia incompetenza?
Non ho mai preso parte ad istruttorie a carico dei Cristiani; pertanto, non so che cosa e fino a qual punto si sia soliti punire o inquisire. Ho anche assai dubitato se si debba tener conto di qualche differenza di anni; se anche i fanciulli della più tenera età vadano trattati diversamente dagli uomini nel pieno del vigore; se si conceda grazia in seguito al pentimento, o se a colui che sia stato comunque cristiano non giovi affatto l’aver cessato di esserlo; se vada punito il nome di per se stesso, pur se esente da colpe, oppure le colpe connesse al nome.Nel frattempo, con coloro che mi venivano deferiti quali Cristiani, ho seguito questa procedura: chiedevo loro se fossero Cristiani. Se confessavano, li interrogavo una seconda e una terza volta, minacciandoli di pena capitale; quelli che perseveravano, li ho mandati a morte. Infatti non dubitavo che, qualunque cosa confessassero, dovesse essere punita la loro pertinacia e la loro cocciuta ostinazione. Ve ne furono altri affetti dalla medesima follia, i quali, poiché erano cittadini romani, ordinai che fossero rimandati a Roma. Ben presto, poiché si accrebbero le imputazioni, come avviene di solito per il fatto stesso di trattare tali questioni, mi capitarono innanzi diversi casi.Venne messo in circolazione un libello anonimo che conteneva molti nomi. Coloro che negavano di essere cristiani, o di esserlo stati, ritenni di doverli rimettere in libertà, quando, dopo aver ripetuto quanto io formulavo, invocavano gli dei e veneravano la tua immagine, che a questo scopo avevo fatto portare assieme ai simulacri dei numi, e quando imprecavano contro Cristo, cosa che si dice sia impossibile ad ottenersi da coloro che siano veramente Cristiani.Altri, denunciati da un delatore, dissero di essere cristiani, ma subito dopo lo negarono; lo erano stati, ma avevano cessato di esserlo, chi da tre anni, chi da molti anni prima, alcuni persino da vent’anni. Anche tutti costoro venerarono la tua immagine e i simulacri degli dei, e imprecarono contro Cristo.Affermavano inoltre che tutta la loro colpa o errore consisteva nell’esser soliti riunirsi prima dell’alba e intonare a cori alterni un inno a Cristo come se fosse un dio, e obbligarsi con giuramento non a perpetrare qualche delitto, ma a non commettere né furti, né frodi, né adulteri, a non mancare alla parola data e a non rifiutare la restituzione di un deposito, qualora ne fossero richiesti. Fatto ciò, avevano la consuetudine di ritirarsi e riunirsi poi nuovamente per prendere un cibo, ad ogni modo comune e innocente, cosa che cessarono di fare dopo il mio editto nel quale, secondo le tue disposizioni, avevo proibito l’esistenza di sodalizi. Per questo, ancor più ritenni necessario l’interrogare due ancelle, che erano dette ministre, per sapere quale sfondo di verità ci fosse, ricorrendo pure alla tortura. Non ho trovato null’altro al di fuori di una superstizione balorda e smodata. Perciò, differita l’istruttoria, mi sono affrettato a richiedere il tuo parere. Mi parve infatti cosa degna di consultazione, soprattutto per il numero di coloro che sono coinvolti in questo pericolo; molte persone di ogni età, ceto sociale e di entrambi i sessi, vengono trascinati, e ancora lo saranno, in questo pericolo. Né soltanto la città, ma anche i borghi e le campagne sono pervase dal contagio di questa superstizione; credo però che possa esser ancora fermata e riportata nella norma”
(Epist. X, 96, 1-9)

"Sollemne est mihi, domine, omnia de quibus dubito ad te referre. Quis enim potest melius vel cunctationem meam regere vel ignorantiam instruere? Cognitionibus de Christianis interfui numquam: ideo nescio quid et quatenus aut puniri soleat aut quaeri. Nec mediocriter haesitavi, sitne aliquod discrimen aetatum, an quamlibet teneri nihil a robustioribus differant; detur paenitentiae venia, an ei, qui omnino Christianus fuit, desisse non prosit; nomen ipsum, si flagitiis careat, an flagitia cohaerentia nomini puniantur. Interim, iis qui ad me tamquam Christiani deferebantur, hunc sum secutus modum. Interrogavi ipsos an essent Christiani. Confitentes iterum ac tertio interrogavi supplicium minatus: perseverantes duci iussi. Neque enim dubitabam, qualecumque esset quod faterentur, pertinaciam certe et inflexibilem obstinationem debere puniri. Fuerunt alii similis amentiae, quos, quia cives Romani erant, adnotavi in urbem remittendos. Mox ipso tractatu, ut fieri solet, diffundente se crimine plures species inciderunt. Propositus est libellus sine auctore multorum nomina continens. Qui negabant esse se Christianos aut fuisse, cum praeeunte me deos adpellarent et imagini tuae, quam propter hoc iusseram cum simulacris numinum adferri, ture ac vino supplicarent, praeterea male dicerent Christo, quorum nihil cogi posse dicuntur qui sunt re vera Christiani, dimittendos putavi. Alii ab indice nominati esse se Christianos dixerunt et mox negaverunt; fuisse quidem sed desisse, quidam ante triennium, quidam ante plures annos, non nemo etiam ante viginti. quoque omnes et imaginem tuam deorumque simulacra venerati sunt et Christo male dixerunt. Adfirmabant autem hanc fuisse summam vel culpae suae vel erroris, quod essent soliti stato die ante lucem convenire, carmenque Christo quasi deo dicere secum invicem seque sacramento non in scelus aliquod obstringere, sed ne furta ne latrocinia ne adulteria committerent, ne fidem fallerent, ne depositum adpellati abnegarent. Quibus peractis morem sibi discedendi fuisse rursusque coeundi ad capiendum cibum, promiscuum tamen et innoxium; quod ipsum facere desisse post edictum meum, quo secundum mandata tua hetaerias esse vetueram. Quo magis necessarium credidi ex duabus ancillis, quae ministrae dicebantur, quid esset veri, et per tormenta quaerere. Nihil aliud inveni quam superstitionem pravam et immodicam. Ideo dilata cognitione ad consulendum te decucurri. Visa est enim mihi res digna consultatione, maxime propter periclitantium numerum. Multi enim omnis aetatis, omnis ordinis, utriusque sexus etiam vocantur in periculum et vocabuntur. Neque civitates tantum, sed vicos etiam atque agros superstitionis istius contagio pervagata est; quae videtur sisti et corrigi posse".
Ed. M. Schuster – R. Hanslik, Leipzig, 1958.

Segue la risposta dell’imperatore Traiano:

“Mio caro Plinio, nell’istruttoria dei processi di coloro che ti sono stati denunciati come Cristiani, hai seguito la procedura alla quale dovevi attenerti. Non può essere stabilita infatti una regola generale che abbia, per così dire, un carattere rigido. Non li si deve ricercare; qualora vengano denunciati e riconosciuti colpevoli, li si deve punire, ma in modo tale che colui che avrà negato di essere cristiano e lo avrà dimostrato con i fatti, cioè rivolgendo suppliche ai nostri dei, quantunque abbia suscitato sospetti in passato, ottenga il perdono per il suo ravvedimento. Quanto ai libelli anonimi messi in circolazione, non devono godere di considerazione in alcun processo; infatti è prassi di pessimo esempio, indegna dei nostri tempi”
(Epist. X, 97)

"Actum quem debuisti, mi Secunde, in excutiendis causis eorum, qui Christiani ad te delati fuerant, secutus es. Neque enim in universum aliquid, quod quasi certam formam habeat, constitui potest. Conquirendi non sunt; si deferantur et arguantur, puniendi sunt, ita tamen ut, qui negaverit se Christianum esse idque re ipsa manifestum fecerit, id est supplicando dis nostris, quamvis suspectus in praeteritum, veniam ex paenitentia impetret. Sine auctore vero propositi libelli nullo crimine locum habere debent. Nam et pessimi exempli nec nostri saeculi est."

14/01/08

Al termine del giorno

Uno dei mezzi per progredire nel cammino verso Dio e nella vita stessa è farsi l'abitudine di effettuare un esame di coscienza al termine del giorno, nel momento stesso in cui si va a dormire.
Occorre cioè volgere lo sguardo sui momenti della giornata, ripercorrere ogni ora sottoponendo all'analisi critica della coscienza le nostre azioni e le nostre omissioni.
Dio oggi ci ha dato un tempo prezioso, che non tornerà più.
Come l'abbiamo usato?
Oggi ce l'ha dato... e domani non sappiamo cosa sarà di noi.

01/01/08

Buon Anno!

A tutti voi che passate da queste parti auguro un 2008 ricco di soddisfazioni e soprattutto di pace del cuore.
Ho consacrato questo anno a Maria Santissima.

Totus Tuus, Mater.