Message in a bottle

Message in a bottle

02/04/13

2 - Non nominare il nome di Dio invano

Il nome di Dio è Santo, non può essere bestemmiato. Dio fa capire una cosa, cioè che le parole non sono inutili suoni, ma concretizzano ciò che abbiamo dentro di noi. Fanno vibrare le corde dell'interiorità del nostro interlocutore, ed è per questo che un insulto ci causa tristezza ed una parola dolce e bella ci fa sentire bene. Ora, perché se una persona si rattrista per un insulto, Dio non dovrebbe "rattristarsi"? Se io creassi l'uomo, lo custodissi in vita, lo curassi e quest'uomo mi disprezzasse, dovrei essere contento? Il senso di questo comandamento potrebbe dunque essere: "Sii attento alla sensibilità di Dio".

01/04/13

1 - Io sono il Signore tuo Dio, non avrai altri dei di fronte a me.

Il primo comandamento racchiude un comando che potrebbe sembrare strano. Un Dio "dittatore"? No, perché se Dio avesse voluto dei burattini, ci avrebbe creati privi di quella libertà che ci consente anche di rifiutarlo. E allora da cosa ha origine questo comando? E' un comando salvifico, perché Dio sa che solo credendo in Lui l'uomo trova la felicità. Si, perché se non si crede in Dio, l'uomo troverà altri surrogati ("dei") che non appagheranno il suo cuore. Dunque, se non si rispetta questo comandamento non si arreca solo un'offesa a Dio, ma anche a sé stessi.

Fede e vita vissuta

C'è un rischio nella vita spirituale: considerarla come una sorta di superstizione, del tipo: "Vado a Messa così Dio è contento e non mi fa succedere nulla". Poi ci si sente autorizzati a far quello che si vuole, perché "decido io cosa fare nella mia vita, non Dio". Ma se si confina Dio in un angolino della psiche, allora possono verificarsi pericolose discrepanze tra quello in cui si crede e come si vive. In quel caso, l'io è diventato dio, perché senza Dio, l'uomo è dio. E' l'uomo cioè che decide il bene e il male, perché la coscienza ormai è anestetizzata.